Sinodo per l’Amazzonia: Zampini, no ad uno “sviluppo distruttivo”. Suor Franco, “Amazzonia e donna sono sinonimi”

“Saremo la prima generazione a consegnare ai propri figli un pianeta peggiore di quello che ci è stato consegnato”. A sottolinearlo, per far comprendere la portata della crisi ambientale che stiamo vivendo, è stato don Augusto Zampini Davies, del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, intervenuto al convegno in preparazione al Sinodo per l’Amazzonia, in corso alla Pontificia Università Gregoriana. Nell’ottica del Papa, ha fatto notare il relatore, “i popoli indigeni dell’Amazzonia sono gli interlocutori privilegiati per un nuovo modello di sviluppo mondiale, che in questo momento è in grave crisi”. “Noi siamo parte dell’ecosistema, non siamo il centro”, il grido d’allarme del relatore, che ha messo in guardia da “uno sviluppo distruttivo”, stigmatizzato nella Laudato si’. “Amazzonia e donna sono sinonimi”, ha detto suor Gloria Liliana Franco Echeverri, presidente della Clar (Confederazione caraibica e latinoamericana delle religiose), rendendo omaggio “alle tante donne che sostengono, alimentano e nutrono la vita dell’Amazzonia, con la gioia di constatare che ora è nel cuore della Chiesa, che vuole riscoprire il suo volto e progettare nuovi cammini a partire dalla custodia della casa comune”. “La sensibilità femminile, il criterio con cui le donne giudicano la realtà va ascoltato di più”, nell’ottica di “un benessere integrale universale”, la tesi della religiosa, che ha definito l’Amazzonia “un universo vivo, interconnesso, interdipendente, fonte di contemplazione e di ispirazione anche per la creazione artistica e letteraria”. L’Amazzonia, dunque, come “esempio di interdipendenza”, terra dove “tutto è connesso”, come scrive Papa Francesco nella Laudato si’: “L’ecosistema dell’Amazzonia ha un’identità propria e può dare un contributo al ben-essere di tutte le creature del pianeta”, ha concluso suor Franco.

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