Notizie Sir del giorno: Papa ai lasalliani, Sinodo per l’Amazzonia, ebrei e cristiani, elezioni europee, rapporto sulle carceri

Papa Francesco: ai lasalliani, “approfondire la passione per gli ultimi e gli scartati”

“Approfondire e imitare la sua passione per gli ultimi e gli scartati”. È l’invito del Papa ai “figli spirituali di Giovanni Battista de La Salle”, ricevuti oggi in udienza nella Sala Clementina, in occasione del terzo centenario della morte del loro fondatore. “Nel solco della sua testimonianza apostolica, siate protagonisti di una ‘cultura della risurrezione’, specialmente in quei contesti esistenziali dove prevale la cultura della morte”, ha proseguito Francesco: “Non stancatevi di andare in cerca di quanti si trovano nei moderni ‘sepolcri’ dello smarrimento, del degrado, del disagio e della povertà, per offrire speranza di vita nuova. Lo slancio per la missione educativa, che rese il vostro fondatore maestro e testimone per tanti suoi contemporanei, e il suo insegnamento possano ancora oggi alimentare i vostri progetti e la vostra azione”. “La sua figura, sempre tanto attuale, costituisce un dono per la Chiesa e un prezioso stimolo per la vostra Congregazione, chiamata a una rinnovata ed entusiastica adesione a Cristo”, ha detto il Papa, esortando i presenti ad operare “con maggiore generosità operare al servizio della nuova evangelizzazione in cui tutta la Chiesa è oggi impegnata”, adeguandosi “alle situazioni concrete dei diversi contesti” attraverso “uno sforzo di fedeltà alle origini, affinché lo stile apostolico che è proprio della vostra Famiglia religiosa possa continuare a rispondere alle attese della gente”. (clicca qui)

Ebrei e cristiani: mons. Gänswein (Casa Pontificia), “dialogo può aiutare il nostro mondo minacciato”

“Ebraismo e cristianesimo sono accomunati da un dovere: il dialogo fra loro non è solo interreligioso, ma è soprattutto una lotta per la verità e può aiutare il nostro mondo minacciato”. Lo ha affermato mons. Georg Gänswein, prefetto della Casa Pontificia e segretario personale di Benedetto XVI, intervenendo alla presentazione del volume “Ebrei e cristiani. Benedetto XVI in dialogo con il rabbino Arie Folger”, curato da Elio Guerriero ed edito da San Paolo. “Il ricordo della Shoa non è solo una questione di superare il passato, ma una chiarificazione su noi stessi, per aiutare gli uomini a capire che siamo responsabili di fronte a Dio: ebrei e cristiani hanno un compito comune e insostituibile e questo è l’anelito del Papa emerito”, ha sottolineato mons. Gänswein ricordando che “il dialogo con l’ebraismo è centrale nel pensiero teologico di Ratzinger e nel suo pontificato”, come testimoniano ad esempio le diverse visite alle comunità ebraiche in occasione dei suoi viaggi internazionali. “Il carteggio tra Benedetto e il rabbino Folger è importante, perché non mette tra parentesi la questione della verità”, ha osservato il prefetto della Casa Pontificia per il quale “il coraggio di affrontare con decisione questioni difficili senza mirare al plauso determina il pensiero teologico di Ratzinger sino a oggi”. (clicca qui)

Sinodo per l’Amazzonia: card. Barreto Jimeno, “grandi aspettative dai popoli indigeni”

I popoli indigeni dell’Amazzonia hanno “grandi aspettative” rispetto al Sinodo loro dedicato. Ad assicurarlo, rispondendo alle domande dei giornalisti durante il convegno in corso alla Pontificia Università Gregoriana in preparazione all’appuntamento di ottobre, è stato il card. Pedro Ricardo Barreto Jimeno, vicepresidente della Repam (Rete panamazzonica) e membro del Consiglio pre-sinodale del Sinodo per l’Amazzonia. “Ho visitato tutte le 38 diocesi della foresta amazzonica – gli ha fatto eco il card. Claudio Hummes, presidente della Repam e relatore generale del Sinodo per l’Amazzonia -. È sempre venuto fuori il desiderio che la Chiesa sia la loro alleata, nelle loro cause e rivendicazioni. Vogliono essere ascoltati non solo in maniera formale: vogliono avere un’opinione sufficientemente vincolante nel momento in cui si devono decidere i grandi progetti”. “La convocazione del Sinodo li sta aiutando a prendere coscienza della loro dignità”, ha testimoniato il card. Barreto Jimeno: “Per la prima volta sono importanti per la Chiesa: gli invisibili diventano visibili anche per la società”. “Da loro ho imparato a vivere in maniera sobria e a mantenere la capacità di ammirare la bellezza della natura e a contemplarla”, ha raccontato il porporato, secondo il quale “il Sinodo per l’Amazzonia conferma molti sforzi, piccoli e grandi, che negli ultimi anni la Chiesa ha fatto nel nome della preoccupazione per la nostra comune”, a partire dalla “Populorum Progressio” di Paolo VI fino alla “Laudato si’” di Papa Francesco, “la prima enciclica nella storia della Chiesa interamente dedicata alla questione dei cambiamenti climatici”. (clicca qui)

Elezioni europee: dibattito Spitzenkandidaten. Migrazioni al centro dell’attenzione, frontiere e solidarietà

Pacato ed educato anche nei momenti più controversi il dibattito tra sei candidati alla presidenza della Commissione europea (Spitzenkandidaten), ieri sera nell’emiciclo del Parlamento europeo a Bruxelles. Tante dichiarazioni di principio e generali, un po’ meno concretezza, nel minuto che ogni candidato aveva a disposizione per esprimersi su ciascun tema. Si comincia dalle migrazioni, dopo le dichiarazioni di apertura, con Jan Zahradil (Alleanza dei conservatori e dei riformisti in Europa) che denuncia: “Le quote non hanno funzionato e hanno approfondito la divisione in Europa”; bisogna “rispettare le decisioni degli Stati sovrani”, trovare i trafficanti, creare centri di accoglienza fuori dai confini dell’Europa e stabilizzare la situazione in Africa. Manfred Weber (Partito popolare europeo) cita Papa Francesco e parla di “responsabilità umanitaria”: serve un controllo europeo dei confini per evitare il traffico di esseri umani; se sarà presidente, nominerà un commissario per l’Africa. Nico Cué, Sinistra europea, figlio di rifugiati spagnoli in Belgio, parla di “dramma umano” e di migrazione come una chance, contestando la retorica dell’”invasione” perché sono immigrati “lo 0,5% della popolazione in Europa”. (clicca qui)

Cannabis legale: mons. Marconi (Macerata) al questore, “avere a cuore i giovani non è propaganda politica”

“Anche io ho troppo a cuore la difesa della vita e del futuro dei giovani per farmi spaventare dall’accusa di fare con ciò propaganda politica. D’altra parte fare di questo tema un discorso di parte mi sembra profondamente sbagliato: tutti dovrebbero informarsi seriamente sul tema e se lo facessero, credo che davvero pochi resterebbero dalla parte di chi difende la cannabis”. Lo scrive mons. Nazzareno Marconi, vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia, in una lettera aperta ad Antonio Pignataro, questore del capoluogo maceratese dove fu compiuto l’omicidio della giovane Pamela Mastropietro. Difendere i ragazzi dalla droga per mons. Marconi costituisce una vera priorità educativa in questa “mentalità da ‘tossici’, che fuggono davanti alle difficoltà e al peso della vita”. Nella lotta intrapresa contro la diffusione legale della marijuana, il vescovo incita “con fermezza” la linea seguita da Pignataro. “Questo tema lo conosco bene – prosegue il vescovo -, sia per l’esperienza ormai quarantennale di educatore di giovani, che per quindici anni di amicizia con i giovani ex-tossici delle ‘Case della Carità’ dell’Umbria”. Oltre ai Pontefici, la missiva è ricca di riferimenti a docenti ed esperti come Roberto Colombo, Silvio Garattini e Giovanni Battista Cassano, a testimoniare che anche la comunità scientifica guarda alla salute delle persone e, in particolare, dei più esposti: adolescenti e giovani. (clicca qui)

Carceri: Antigone, -1.000 detenuti stranieri in 10 anni. Reati in calo ma condanne più lunghe rispetto a Europa

In Italia cresce il numero dei detenuti (60.439 al 30 aprile di quest’anno) ma diminuisce in numeri assoluti e in percentuale quello degli stranieri in carcere, a conferma che non esiste alcun connubio immigrazione-criminalità. È quanto emerge dal XV Rapporto sulle condizioni di detenzione dell’associazione Antigone, intitolato “Il carcere secondo la Costituzione” e presentato oggi a Roma. Negli ultimi dieci anni, rivela l’indagine, sono diminuiti di oltre 1.000 unità i detenuti non italiani nelle carceri. Gli stranieri erano il 34,27% al 31 dicembre 2017, il 33,9% al 31 dicembre 2018 e sono attualmente il 33,6%. Se nel 2003 su ogni cento stranieri residenti regolarmente in Italia l’1,16% degli stessi finiva in carcere, oggi la percentuale è scesa allo 0,36% (considerando anche gli irregolari). “Un calo – ha spiegato il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella – che riguarda in particolare le comunità, come quella rumena, che negli ultimi anni hanno avuto un processo di integrazione maggiore nel nostro Paese, attraverso anche i ricongiungimenti familiari, a testimoniare che il patto di inclusione paga anche dal punto di vista della sicurezza”. Altro aspetto evidenziato nel rapporto è come il crescere del numero dei detenuti presenti negli istituti di pena italiani corrisponda a una diminuzione dei reati, in costante calo negli ultimi anni. (clicca qui)

Biennale della Prossimità: mons. Santoro (Taranto), “di fronte alla fragilità non si può girare la faccia dall’altra parte”

“Per Taranto è una grande opportunità avere qui la Biennale, un’occasione per rendere giustizia dell’immagine della città, che, nonostante i problemi, sta camminando. La parola prossimità è la preferita da Papa Francesco. Che si tratti di istituzioni, di enti, di associazioni o di singoli cittadini, non si può non essere vicini dove si trova la fragilità, non ci si può girare dall’altra parte”. Lo ha detto l’arcivescovo della diocesi ionica, mons. Filippo Santoro, inaugurando nel pomeriggio la terza edizione della Biennale della Prossimità, che arriva a Taranto, prima volta a Sud, dopo le esperienze di Genova e Bologna. “Vi faccio un esempio pratico e semplice di prossimità: qualche tempo fa camminavo a piedi per la Città vecchia, tra una riunione sull’ambiente e una sulle processioni in episcopio. Durante il tragitto un signore mi abbraccia, mi prende sottobraccio e mi chiede in dialetto di andare a casa sua per benedire i suoi due figli disabili. Quando sono arrivato lì la moglie mi ripeteva che Gesù era andato a trovarli. Erano stupiti che avessi trovato del tempo per loro. È solo una storia semplice per farvi capire che certe volte cambiare i programmi per guardare alle esigenze degli altri fa bene a noi e al prossimo”. (clicca qui)

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