Brexit: de la Iglesia Viguiristi, “delineerà una nuova Ue, meno diver­sificata ma anche meno coesa”

La Brexit “delineerà indubbiamente una nuova Ue, meno diver­sificata, ma anche meno coesa”. Ne è convinto Fernando de la Iglesia Viguiristi, professore di economia internazionale presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma e corrispondente dalla Spagna de “La Civiltà Cattolica”. Nella sua analisi sul quaderno 4054 della rivista in uscita sabato 18 maggio, il gesuita spiega che si tratta di “una decisione sovrana del Regno unito” e che una volta presa questa risoluzione, “ai britannici resta da negoziare con la Ue e formalizzare le condizioni della loro uscita”. L’accordo che il Regno unito contrarrà con la Ue “merita grande rispetto”, prosegue de la Iglesia Viguiristi ricordando che già Winston Churchill aveva detto, alla fine della seconda guerra mondiale, che per assicurare la pace bisognava in­camminarsi verso gli Stati uniti d’Europa senza includervi il Regno unito. Tuttavia, osserva il giornalista, la politica britannica, una volta presa la decisione di abbando­nare l’Ue con il referendum del giugno 2016, “è entrata in un labi­rinto da cui sembra incapace di uscire. È rimasta intrappolata nella questione irlandese e nell’aritmetica parlamentare”. C’è inoltre un aspetto economico “assai rilevante” sia per i britannici sia per gli europei. E ancora: dopo due anni di negoziati, il contenuto dell’accordo destinato a fissare le condizioni del periodo transitorio verso l’uscita definitiva dell’Uk dall’Ue è stato per tre volte respinto dal Parlamento britannico. Di qui due considerazioni di sintesi. Anzitutto, “i sostenitori del leave detestano la Ue più intensamente di quanto non la amino i sostenitori del remain”; quelli che invece vogliono re­stare “pretendono che si torni a uno stato di appartenenza particolare e speciale, perché limitato e ristretto”. Per l’analista, è concreto il pericolo di un’uscita brusca perché fino ad oggi “né Londra né Bruxelles sembrano aver trovato una strategia comune per affrontare un divorzio che è stato fissato per il 31 ottobre”. “Dopo un decennio di grandi tensioni economiche, sociali e politiche come conseguenza della crisi inizia­ta nel 2008, questa defezione – conclude il gesuita –  lacererà l’attuale Ue -. Si auspica che questo processo causi il minor danno possibile alla convivenza nell’Uk e al progetto europeo, e risulti il meno gravoso possibile per i cittadini delle Isole e del Continente”.

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