Santità laicale: testimonianze su Marta Obregón Rodríguez e Angelica Tiraboschi

Della serva di Dio Marta Obregón Rodríguez (1969-1982), studentessa spagnola e “martire della purezza”, parla Antonio Riquelme, responsabile del Cammino neocatecumenale per la causa di Marta nella diocesi di Burgos, alla tavola rotonda sulla santità laicale in corso questa sera alla Pontificia Università della Santa Croce. “I suoi amici raccontano che aveva la sensazione che la vita fosse più breve di quanto si potesse pensare – racconta Riquelme -. Mentre stava tentando di aprire la porta di casa venne caricata di peso in un’auto e in seguito trovata morta dopo avere resistito con tutte le sue forza a un violentatore seriale che di fronte al suo rifiuto la uccise a coltellate”. “Per me mia figlia poteva essere una madre, una zia, una maestra. La sua fede era imponente”, dice Marcello Tiraboschi, padre di Angelica Tiraboschi (1995-2015), studentessa e “gioiosa testimone nella Croce”, ammalatasi di tumore a 18 anni, che incoraggiava i genitori definendo la sua malattia “la croce di Cristo”. “Angelica mi ha insegnato a crescere, a vivere anche attraverso il dolore, a credere e ad avere il coraggio di morire sapendo accettare totalmente il disegno di Dio”, dice il padre chiedendosi di “quanta bellezza abbia bisogno di sopravvivere, per lottare contro la malattia e credere ancora che l’uomo sia il capolavoro immaginato da Dio”. E conclude: “Angelica diceva: ‘Il meglio deve ancora venire nella resurrezione’”.

 

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