Attentati Sri Lanka: Pedron (Caritas), “sono i giorni del lutto, poi sostegno psicologico alle famiglie”

“La comunità cattolica è sconvolta e tra la popolazione si sta diffondendo la paura di altri attacchi terroristici. Colombo è altamente militarizzata, l’aeroporto è presidiato dalla forze di sicurezza che controllano tutti i veicoli. Sembra di essere tornati ai tempi della guerra civile. Ora la sfida per tutti è non esacerbare l’odio e le tensioni tra religioni”. È rientrato stamattina nello Sri Lanka, dove vive da anni con la famiglia, Beppe Pedron, referente di Caritas italiana per l’Asia meridionale. Si è trovato di fronte un Paese “impaurito e ferito” dagli attentati terroristici della Domenica di Pasqua a chiese e hotel di lusso, che hanno causato finora 321 morti e 520 feriti. “Le strade sono costellate di bandiere e striscioni bianchi con le foto dei defunti, come si usa per il lutto nelle grandi occasioni – racconta al Sir Pedron, che vive tra Negombo e Chilaw, a nord di Colombo –. Il governo ha deciso di fare velocemente il post mortem perché negli ospedali di Negombo, dove sono morte più di 120 persone, non ci sono abbastanza frigoriferi per la conservazione dei cadaveri. Una metà delle vittime sono state sepolte ieri. Oggi è stato celebrato un funerale di 60 persone, nel pomeriggio di altre 20, e anche domani sono previste esequie”. I funerali “sono molto costosi, quindi le comunità cattoliche si stanno facendo carico delle spese. Ma una volta che i riti saranno finiti le famiglie, spezzate o traumatizzate, resteranno da sole”, ricorda Pedron. Per questo la Caritas dello Sri Lanka, che finora ha distribuito un po’ di cibo, sta partecipando a riunioni “con il governo e i rappresentanti di altre religioni” e giovedì prossimo sarà ad un incontro insieme a cinque organizzazioni (tra cui l’università cattolica) “per organizzare il sostegno psicologico e il counseling alle famiglie delle vittime, ai testimoni o a chi è arrivato dopo per portare i soccorsi. Una volta fatta l’analisi dei bisogni si capirà come intervenire: la priorità sono ora le persone, poi si penserà alla ricostruzione delle chiese, per le quali verranno fatte raccolte fondi. Sicuramente arriveranno aiuti dall’estero”. Nonostante i cattolici siano “sotto choc”,  nessuno degli operatori di Caritas Sri Lanka né le loro famiglie sono rimaste ferite. “La comunità è sconvolta ma solida – dice – ci si rende conto della gravità del fatto ma non si capisce il perché. Tornano gli spettri della guerra civile, con tante ferite e sofferenze forse non sufficientemente elaborate e guarite. Ogni tanto a livello locale esplodono scintille tra comunità di diverse religioni, spesso alimentate da fake news che diffondono l’odio”.

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