Pasqua: mons. Mura (Lanusei), “un invito a fermarsi, guardare e camminare”

Fermati, guarda, cammina. Sono tre parole che “ci vengono consegnate dai testi biblici di questo tempo” e che mons. Antonello Mura, vescovo di Lanusei, riprende e rilancia nel suo Messaggio per la Pasqua. Invitando a fermarsi perché “la Pasqua ha bisogno di soste, ha necessità del ‘Giorno di riposo’, in cui si mette da parte tutto quello che crediamo di sapere e di avere, liberati dalla schiavitù del fare, per avere occhi che vadano oltre il visibile e il conosciuto, andando quindi incontro al mistero della vita”. Ecco allora che “il primo gesto pasquale non è quindi un movimento, ma una fermata, davanti a un sepolcro vuoto, per meditare sulle domande che ci salgono dal cuore e dal mistero dell’esistenza; una fermata per guarire le ferite, accettando (prima) la convalescenza”. Il vescovo chiede poi guardarsi dentro, “che è il miglior modo di ascoltarsi”. E infine bisogna “riprendere a camminare”, anche se “conosciamo un presente senza slanci, ricco solo di consuetudini, disabituati ad esempio a scorgere in un frammento del pane eucaristico, pur facendo la Comunione, o in uno dei tanti sepolcri che ci imprigionano il senso dell’esistenza, il valore della vita, il fratello e la sorella che nella comunità ci stanno accanto”. Se “si crede davvero nel Risorto”, assicura mons. Mura, “non c’è nulla che può bloccare o impedire di inseguire il tesoro che cerchi e il Dio che credi”. La Pasqua di Gesù, rileva, “ci svela che non ci sono forze contro cui è impossibile combattere, neanche la morte, grazie a Lui”. Per questo, conclude il vescovo, “è necessario ritrovare il coraggio di percorrere strade che nessuno ha ancora percorso, di pensare idee che nessuno ha ancora pensato, di coltivare una fede non ancora sperimentata”.

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