Via Crucis: nona stazione, no a “indifferenza e silenzio” di fronte a “trafficanti di schiavi”

Gesù che, nella nona stazione della Via Crucis, cade per la terza volta, “sfinito e umiliato, sotto il peso della croce”, diventa il simbolo di “tante ragazze, costrette sulle strade da gruppi di trafficanti di schiavi, che non reggono alla fatica e all’umiliazione di vedere il proprio giovane corpo manipolato, abusato, distrutto, insieme ai loro sogni”. “Quelle giovani donne si sentono come sdoppiate”, si legge nella meditazione: “Da una parte cercate e usate, dall’altra respinte e condannate da una società che rifiuta di vedere questo tipo di sfruttamento, causato dall’affermazione della cultura dell’usa-e-getta”. “Una delle tante notti passate sulle strade a Roma – racconta suor Eugenia – cercavo una giovane giunta da poco in Italia. Non vedendola nel suo gruppo, la chiamavo insistentemente per nome: ‘Mercy!’. Nel buio, l’ho scorta accovacciata e addormentata sul ciglio della strada. Al mio richiamo s’è svegliata e m’ha detto che non ne poteva più. ‘Sono sfinita’, ripeteva… Ho pensato a sua madre: se sapesse che cosa è accaduto alla figlia, piangerebbe tutte le sue lacrime”. “È troppo facile condannare esseri umani e situazioni di disagio che umiliano il nostro falso pudore, ma non è altrettanto facile assumerci le nostre responsabilità come singoli, come governi e anche come comunità cristiane”, la denuncia sotto forma di appello, “di fronte all’indifferenza e al silenzio di molti cristiani”.

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