Messa in coena Domini: mons. Tisi (Trento), “abbassarsi e servire è l’habitat di Gesù”

“Il mangiare umano non è solo per la sopravvivenza. Nel modo in cui mangia, l’uomo rivela se stesso, il proprio stato d’animo. Le tappe salienti della vita vengono scandite, spesso, anche attraverso il cibo, condiviso nella gioia. Non raramente, tuttavia, il mangiare svela anche un disagio esistenziale, soprattutto fra i giovani, come attesta l’aumento esponenziale dei disturbi alimentari”. Lo ha sottolineato stasera mons. Lauro Tisi, arcivescovo di Trento, nella Messa in coena Domini, presieduta in cattedrale, per l’inizio del triduo pasquale.
Commentando il gesto della lavanda dei piedi compiuto da Gesù con i suoi discepoli (rinnovato da mons. Tisi con dodici missionari trentini), il presule commenta: “Quel Rabbi che lava i piedi è uno shock per i discepoli: tutte le tradizioni rabbiniche attestano che erano i discepoli a onorare il loro Rabbi, servendo a tavola e lavando a lui i piedi. Gesù sovverte ciò che ci si aspetterebbe”. Infatti, il terreno su cui Gesù “si muove è quello dell’abbassarsi e del servire. Questo è il suo habitat. Sottrarsi a questo è negarsi la possibilità di incontrarlo. Fuori da questa logica non c’è possibilità di fare esperienza di Dio”.
L’istanza a far proprio il servire, ha evidenziato l’arcivescovo, “è un regalo, un’opportunità, non un comando o un impegno. Non un precetto, una legge da osservare, ma un luogo di incontro con Gesù, il Padre e lo Spirito. È la strada attraverso la quale si diventa protagonisti, ‘signori’ della propria vita”.
Il memoriale eucaristico, ha proseguito, “è un gesto profetico. Immette nelle nostre giornate l’attitudine a uscire, incontrare, abbracciare, accogliere. Nel donare relazioni, libero anzitutto la mia solitudine”. A questo dovrebbe condurre “il ritornare a frequentare il gesto eucaristico nelle nostre comunità, colmando il bisogno di senso, di appartenenza e di futuro che le abita”.
La fatica di Pietro nel comprendere, ha concluso mons. Tisi, “è icona delle tante difficoltà di ogni tempo di fronte al gesto eucaristico. L’Eucaristia non va anzitutto capita, va vissuta. L’amore non lo spieghi, lo vivi. La storia cristiana presenta infiniti esempi di uomini e donne che, grazie all’Eucarestia, hanno servito i poveri e contribuito a costruire nelle comunità percorsi di pace e riconciliazione”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Territori