Def: Anci, “impegni solo su investimenti, poca attenzione su spesa corrente e perequazione”

“Il Def 2019 non riflette la complessità delle problematiche in cui gli enti locali versano, limitandosi ad impegni relativi al solo versante degli investimenti. È auspicabile che prima delle manovre per il 2020-22 ci sia un adeguato confronto politico e tecnico per delineare soluzioni ed interventi su problematiche prioritarie: dalla riduzione del peso del debito, alla riformulazione della perequazione”. È la posizione espressa dall’Anci, l’Associazione nazionale Comuni italiani, durante l’audizione, svoltasi nella serata di ieri presso le commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato nell’ambito della discussione del Def. A rappresentare il punto di vista dei comuni era presente Pietro Piciocchi, assessore a Bilancio e patrimonio del Comune di Genova. In una nota diffusa oggi, l’Anci sottolinea come “gli investimenti stanno mostrando segnali di ripresa: +16% e +14% in termini di cassa, rispettivamente nell’ultimo semestre 2018 e nel primo semestre 2019 rispetto agli stessi periodi dell’anno precedente. Sono segnali incoraggianti che non devono far sottovalutare, da un lato, l’importanza di un costante apporto di risorse statali e regionali, per integrare i margini degli enti; e dall’altro la necessità di una forte semplificazione per ridurre la distanza tra la progettazione e la realizzazione delle opere”. “Su entrambi i fronti – prosegue la nota – i Comuni riconoscono gli impegni contenuti nel Def, anche se ne auspicano una attuazione il più possibile ravvicinata”.
Per l’Anci, “le dolenti note arrivano dalla spesa corrente in forte calo, anche dopo la fine della stagione dei tagli: tra il 2010 e il 2017 una contrazione pari al 7,5%”. “I dati del Def riportano una riduzione delle spese intermedie degli enti locali anche nel 2018, nonché una significativa riduzione delle anticipazioni di cassa, scese nel 2018 a circa 8,8 miliardi di euro rispetto ai 10 miliardi del 2017, segno di una maggiore capacità di finanziamento autonomo”.
Più in generale, l’Anci sottolinea “le criticità della perequazione, tutta centrata sulla redistribuzione di risorse dentro il comparto comunale, senza alcun contributo dello Stato. L’auspicio dei Comuni è quello di un ritorno all’impianto previsto dalla Costituzione e dalla legge n. 42 del 2009, che deve vedere la determinazione dei livelli essenziali dei servizi comunali da finanziare con risorse statali”.
Oltre a ritenere “prioritario attivare una coraggiosa azione di semplificazione”, l’Anci ricorda “i numerosi oneri impropri non ristorati ai Comuni” a cui “si è aggiunto il mancato ripristino delle risorse tagliate con il dl 66 (per 563 milioni annui), la cui efficacia scadeva nel 2018 e che ha costretto l’associazione a ricorrere al giudice amministrativo”.

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