Reddito di cittadinanza: suor Smerilli (economista), “il rischio è che non si cerchi il lavoro, garantire formazione di qualità”

“Può diventare controproducente mettere insieme in un unico provvedimento lotta alla povertà e alla disoccupazione. Si potrebbe non agire in maniera efficace né in un senso, né nell’altro”. Lo scrive suor Alessandra Smerilli, economista e docente alla Pontificia Facoltà di Scienze dell’educazione Auxilium, nel numero di aprile di Vita pastorale, anticipato al Sir, a proposito del reddito di cittadinanza. “È un provvedimento sul quale sono stati stanziati ingenti fondi, mettendo a rischio anche la stabilità dei conti pubblici, nell’ipotesi che questa iniezione di risorse possa generare un circolo virtuoso che faccia riprendere l’economia italiana”, ricorda la religiosa. Per favorire l’occupazione, a suo avviso, uno strumento prezioso è invece la “formazione di qualità”. Il rischio indicato da suor Smerilli relativo al reddito di cittadinanza è che “le persone beneficiarie non si attivino per cercare lavoro o per aumentare le proprie competenze”. “La soglia unica di povertà considerata non tiene conto delle differenze regionali rilevate dall’Istat secondo il quale la soglia di povertà per un single in una grande città del Nord è 810 euro – sottolinea l’economista -, mentre quella di un single in un piccolo centro del Sud è di 560 euro. Ciò significa che la soglia unica fissata dal reddito di cittadinanza sottostima la povertà al Nord e sovrastima la povertà al Sud”.

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