Papa in Marocco: incontro con i migranti, lasciarci “smuovere e commuovere da chi bussa alla porta”. “Come diventa deserta e inospitale una città quando perde la capacità della compassione!”

“Ciò che è in gioco è il volto che vogliamo darci come società e il valore di ogni vita”. Così il Papa ha sintetizzato la sfida delle migrazioni, durante l’incontro con i migranti nella sede della Caritas di Rabat. “Si sono fatti molti e positivi passi avanti in diversi ambiti, specialmente nelle società sviluppate, ma non possiamo dimenticare che il progresso dei nostri popoli non si può misurare solo dallo sviluppo tecnologico o economico”, il monito: “Esso dipende soprattutto dalla capacità di lasciarsi smuovere e commuovere da chi bussa alla porta e col suo sguardo scredita ed esautora tutti i falsi idoli che ipotecano e schiavizzano la vita; idoli che promettono una felicità illusoria ed effimera, costruita al margine della realtà e della sofferenza degli altri”. “Come diventa deserta e inospitale una città quando perde la capacità della compassione!”, ha esclamato Francesco: “Una società senza cuore… una madre sterile”. “Voi non siete emarginati, siete al centro del cuore della Chiesa”, l’incoraggiamento del Papa, che ha additato ancora una volta i quattro verbi dell’Evangelii gaudium – accogliere, proteggere, promuovere e integrare – “affinché coloro che vogliono aiutare a rendere più concreta e reale questa alleanza possano con saggezza coinvolgersi piuttosto che tacere, soccorrere piuttosto che isolare, edificare piuttosto che abbandonare”. “Un quadro di riferimento per tutti”, li ha definiti Francesco, facendo notare che “in questo impegno siamo tutti coinvolti – in modi diversi, ma tutti coinvolti – e tutti siamo necessari per garantire una vita più degna, sicura e solidale”. “Mi piace pensare che il primo volontario, assistente, soccorritore, amico di un migrante è un altro migrante che conosce in prima persona la sofferenza del cammino”, il sogno del Papa, secondo il quale “non si possono pensare strategie di grande portata, capaci di dare dignità, limitandosi ad azioni assistenzialistiche verso il migrante. Cosa imprescindibile, ma insufficiente. È necessario che voi migranti vi sentiate i primi protagonisti e gestori in tutto questo processo”.

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