Papa in Marocco: incontro con i migranti, integrare è costruire “città accoglienti”, senza “lasciarsi condizionare da paure e ignoranza”

“Integrare vuol dire impegnarsi in un processo che valorizzi al tempo stesso il patrimonio culturale della comunità che accoglie e quello dei migranti, costruendo così una società interculturale e aperta”. Così il Papa ha declinato il terzo imperativo per affrontare la questione migratoria, incontrando i migranti ospitati dalla Caritas di Rabat. “Sappiamo che non è per nulla facile entrare in una cultura che ci è estranea – tanto per chi arriva, quanto per chi accoglie –, metterci nei panni di persone tanto diverse da noi, comprendere i loro pensieri e le loro esperienze”, ha riconosciuto Francesco: “Così, spesso, rinunciamo all’incontro con l’altro e innalziamo barriere per difenderci”. Integrare, invece, “richiede di non lasciarsi condizionare dalle paure e dall’ignoranza”, l’appello del Papa: “Qui c’è un cammino da fare insieme, come veri compagni di viaggio, un viaggio che impegna tutti, migranti e locali, nell’edificazione di città accoglienti, plurali e attente ai processi interculturali, città capaci di valorizzare la ricchezza delle differenze nell’incontro con l’altro. E anche in questo caso molti di voi possono testimoniare personalmente quanto un simile impegno sia essenziale”. “Cari amici migranti, la Chiesa riconosce le sofferenze che segnano il vostro cammino e ne soffre con voi”, ha assicurato Francesco: “Raggiungendovi nelle vostre situazioni così diverse, essa tiene a ricordare che Dio vuole fare di tutti noi dei viventi. Essa desidera stare al vostro fianco per costruire con voi ciò che è il meglio per la vostra vita. Perché ogni uomo ha diritto alla vita, ogni uomo ha il diritto di avere dei sogni e di poter trovare il suo giusto posto nella nostra casa comune! Ogni persona ha diritto al futuro”. Al termine dell’incontro, il Papa si trasferisce in auto alla nunziatura apostolica di Rabat.

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