Clericus Cup: dal 30 marzo la XIII edizione. Card. Ravasi, “Chiesa e società si impegnino nello sport” che è “gioia e libertà ma anche potente strumento educativo”

“Giocare per credere” è lo slogan che quest’anno campeggia sulle maglie dei giocatori della Clericus Cup, il campionato mondiale di calcio rivolto a preti e seminaristi che prende il via sabato 30 marzo a Roma nel centro sportivo Pio XI per concludersi il 1° giugno. “È festa degli occhi che lo guardano e allegria del corpo che gioca”. Cita lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano, il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura che patrocina – con l’Ufficio nazionale del tempo libero, turismo e sport della Cei e il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita – il torneo promosso dal Csi. Nel messaggio inviato alla presentazione odierna dell’iniziativa – perché impossibilitato a partecipare da un impegno internazionale – il porporato afferma: “Il calcio è anzitutto gioco, espressione di gioia e di libertà. Ma è anche un potente strumento educativo che nelle mani dei sacerdoti, futuri educatori dei giovani, si rivela prezioso. Ed è su queste due dimensioni che si deve impegnare la Chiesa ma anche la società contemporanea”. “Un obiettivo, uno stimolo e un vissuto”: commenta così Salvador Conde Torres, vicerettore del Colegio Espanol de San Josè, lo slogan del torneo. Santiago Pérez de Camino, responsabile Ufficio Chiesa e Sport del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, richiama le parole del Papa all’incontro nel 2014 con il Csi per il suo 70° di fondazione: “Lo sport è un mezzo d’incontro, di inclusione e di santificazione”. “Questi seminaristi della Clericus Cup entreranno poi nelle parrocchie romane per accompagnare la pastorale sportiva”, osserva Daniele Pasquini, rappresentante Csi Roma, secondo il quale “bisogna creare una cultura sportiva nuova in cui lo sport possa andare oltre lo sport stesso”. “A noi – assicura – non servono tecnici: gli allenatori devono essere soprattutto educatori. Ci sta a cuore il destino di vita dei ragazzi con un approccio educativo a 360 gradi che prevede un dialogo con la famiglia e la scuola”.

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