Ciclone Idai: p. Facchetti (missionario), “l’impatto è stato devastante. I morti potrebbero essere più di mille”

“L’impatto è stato devastante. Venti a 180 chilometri orari hanno distrutto il 90 per cento delle abitazioni, fatte con materiali poveri. Gran parte delle famiglie sono rimaste senza nulla. I morti potrebbero essere più di mille”. Questa, la testimonianza del missionario viadanese padre Andrea Facchetti, rilasciata alla diocesi di Cremona (www.diocesidicremona.it), sul ciclone Idai, la tempesta che nei giorni scorsi ha colpito Malawi, Mozambico e Zimbabwe.
Il ciclone ha imperversato in particolare a Beira, in Mozambico, ma si è fortemente avvertito anche a Chemba – a 300 chilometri di distanza –, località dove opera padre Andrea Facchetti. “Due fiumi sono esondati, allagando diversi quartieri – spiega il missionario -. L’uragano ha divelto i tralicci dell’energia elettrica e le antenne delle compagnie telefoniche: Beira è rimasta isolata. Nonostante il crollo della torre dell’aeroporto, i primi aerei di soccorso sono già arrivati, con carichi di volontari, generi di prima necessità e medicinali. Per ora la gente sopravvive come può, facendo la fila ai pozzi. Le piogge continuano, e si teme la diffusione di malattie”. I danni sono pesanti, rileva padre Facchetti: “Le piogge continuano a cadere in maniera anormale. L’attività agricola, primaria fonte di vita della gente, per quest’anno è compromessa”. Il missionario ha potuto visitare i villaggi solo spostandosi a piedi nel fango: “La jeep sarebbe rimasta impantanata”.
Secondo il sacerdote, quanto successo merita un approfondimento: “La mia vita corre via rapida come il grande fiume qui a pochi passi, tra scuola, studentato e visita alle comunità. Ci sarebbe tanto altro da raccontare: vedere questa tragedia nel suo contesto globale, leggerla a partire dalla prospettiva dei cambiamenti climatici, riflettere su come l’azione distruttiva dell’umano sull’ambiente qui, in questi anni recenti, potrebbe avere amplificato le conseguenze dell’azione della natura”.
“A chi porta nel cuore questa cosa chiamata fede – conclude padre Facchetti – chiedo di ricordarsi di questo angolo di Africa e della sua gente. Pasqua quest’anno, quando arriverà anche qui, avrà un profumo diverso”.

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