Caritas: Savagnone (Palermo), “oggi la carità è derisa come buonismo e la cultura non si riconosce più nel Vangelo”

(da Scanzano Jonico) “Oggi la carità è derisa come ‘buonismo’ e la cultura non si riconosce più nel Vangelo”. È l’amara constatazione di Giuseppe Savagnone, direttore dell’Ufficio per la cultura di Palermo, che ha portato la sua testimonianza in apertura del 41° Convegno nazionale delle Caritas diocesane sul tema “Carità è cultura”, in corso fino al 28 marzo a Scanzano Jonico (Matera). La carità, ha affermato, “diventa discorso politico – non partitico – che la sottrae al rischio – presente nella situazione attuale dei cattolici, primi nel volontariato, ultimi nella politica – di sostituirsi  alla giustizia e di riparare i danni creati da leggi sbagliate e disumane, appoggiate da quelli stessi che poi lavorano per i poveri”. Savagnone ha fatto riferimento a quando il ministro dell’interno Matteo Salvini, nel febbraio 2018, giurò sul Vangelo: “Ma su quale Vangelo ha giurato? Forse io ho una edizione poco aggiornata che risale a 2000 anni fa – ha detto tra gli applausi -, perché vorrei sapere come è cambiato questo Vangelo. Ho visto troppi cattolici che dicono che il parroco in chiesa deve stare attento a cosa dice sugli immigrati perché sennò si alzano e se ne vanno”.  “Nei luoghi della cultura, innanzi tutto nella scuola – ha proseguito -, ci sono sì tanti cattolici, ma, anche se sono magari catechisti in parrocchia,  insegnano le proprie discipline uniformandosi  alle mode culturali e senza mai chiedersi che nesso abbiano con il Vangelo”. Anche “nei luoghi della carità, le parrocchie, ci sono i riti – che le rendono stazioni di servizio – ma non c’è la cultura. Vige la scissione tra sacro e profano, che contraddice il Vangelo e che per il laico credente diventa una schizofrenia”. Secondo Savagnone “i risultati si vedono nella società. La mafia – come la ‘ndrangheta e la camorra  – fioriscono in ambiti fortemente religiosi e assumono la religiosità come paradigma attraverso simboli  e prossimità”. “Ma ancora  più drammaticamente – ha sottolineato -, si vedono  nella crisi culturale ed esistenziale di un’epoca che per la prima volta si chiede non se esiste Dio, ma se esiste l’uomo” e in tanti segnali da troppi luoghi di “una cultura agli antipodi del Vangelo”. “La carità più grande – ha avvertito -, oggi è quella della verità, che riguarda i poveri di verità, nel tempo della post-verità e delle fake-news, e coinvolge i poveri di pane perché cambia la mentalità dei ricchi”.

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