Caritas: mons. Pizziolo (presidente), “vigilare su scelte politiche in termini di giustizia distributiva”

(da Scanzano Jonico) “Non arretrare su tutto ciò che attiene l’intimo nesso tra carità e giustizia e dunque vigilare sulle scelte politiche e in particolare sulle politiche sociali, ma anche su altri aspetti fortemente connessi come gli andamenti economici in termini di giustizia distributiva”. Lo ha affermato oggi mons. Corrado Pizziolo, vescovo di Vittorio Veneto e presidente di Caritas italiana, aprendo con la sua prolusione il 41° Convegno nazionale delle Caritas diocesane sul tema “Carità è cultura”, in corso fino al 28 marzo a Scanzano Jonico (Matera). Sono 522 i partecipanti, provenienti da 148 diocesi (su 218 Caritas diocesane). Mons. Pizziolo si è reso conto che il cammino delle Caritas è oggi “impegnativo e tanto più arduo in questo tempo in cui il quadro istituzionale e in buona parte il clima sociale sono cambiati e anche le nostre comunità cristiane sembrano sempre più essere condizionate dalle logiche dominanti”. “Forse – ha osservato – siamo ancora sotto la spinta del non-concluso periodo di crisi economica e sociale, oppure siamo vittime (e complici) del radicarsi e del progressivo diffondersi di modelli culturali tipici dei momenti di crisi”. Il presidente di Caritas italiana si è chiesto “perché queste spinte culturali che spesso hanno poco a che fare con la carità evangelica? La nostra azione pastorale e le nostre opere non sono state abbastanza ‘parlanti’? Quanto hanno visto la collaborazione/coinvolgimento del territorio? Quale è il loro livello di riconoscibilità ecclesiale? Come attrezzarsi allora in questa nuova fase?” A suo avviso “occorre imprimere un forte e significativo impulso all’azione pedagogica in ordine alla pastorale della carità e alla testimonianza di carità delle comunità e dei singoli cristiani, con proposte di formazione e accompagnamento”. “Povertà, disoccupazione, immigrazione, comunicazione”, “accompagnamento dei più fragili e attenzione a territorio e ambiente” sono le tante sfide attuali per le Caritas diocesane, che sono invitate ad avere “avere l’ostinata capacità di andare controcorrente, in modo dinamico, superando l’accidia, o, peggio ancora, l’omertà, cioè il tacere per paura di metterci in gioco”. Tra gli interrogativi: “i nostri momenti formativi e incontri sanno dar voce a soggetti sia cristiani che laici capaci di interpretare il tempo che viviamo senza ricette già pronte e superando pregiudizi? Le nostre proposte pedagogiche in primo luogo verso la comunità ecclesiale riescono a tradurre la riflessione in messaggi che diffondono sensibilità verso il bene comune, attenzione non pietistica ma liberante verso i poveri? Le nostre presenze sugli spazi informativi e comunicativi sono in grado di sfruttare al meglio ogni occasione per divulgare le nostre riflessioni e le nostre preoccupazioni, soprattutto a partire dalla scelta preferenziale dei poveri?”

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