Migranti: mons. López Romero (arcivescovo di Rabat, Marocco) ai cristiani di Europa, “non chiudete i cuori a chi bussa alle vostre porte”

(dal Marocco) Un appello all’Europa, soprattutto ai cristiani che vivono nel nostro continente, perché non chiudano i porti ma soprattutto i cuori alle persone migranti. A lanciarlo è mons. Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat, in un’intervista al Sir rilasciata alla vigilia del viaggio di Papa Francesco in Marocco il 30 e il 31 marzo. Il Papa a Rabat incontrerà un gruppo di migranti nella sede della Caritas Rabat e l’arcivescovo Cristóbal López si sofferma a parlare del fenomeno migrazione. “Per me è un peccato che le porte e le frontiere si chiudano ma è ancora più un peccato che i cuori siano chiusi e che i cuori dei cristiani non siano aperti ai fratelli e alle sorelle in necessità che arrivano”, dice. “So che c’è un problema politico, sociale, economico e che non è semplice trovare una soluzione. Ma non possiamo chiudere i nostri cuori. Non possiamo lasciare da parte la Misericordia. Non possiamo chiudere gli occhi per non vedere i nostri fratelli che passano delle difficoltà. Vorrei chiedere ai miei fratelli cristiani e a tutte le persone di buona volontà dell’Europa di restare con il cuore aperto e di avere uno sguardo positivo verso queste persone. Non possiamo chiudere il nostro cuore e se a chiudere i cuori sono i cristiani è doloroso”. E riguardo ai soccorsi in mare e ad un’opinione pubblica divisa, aggiunge: “Questi atteggiamenti mi rattristiscono. Così come le autorità che prendono queste decisioni sia a riguardo delle frontiere sia a riguardo delle navi che soccorrono le persone in mare. Capisco e comprendo che ci sono difficoltà. Che quello che fai o non fai ha delle conseguenze. Ma non si può lasciare che dei nostri fratelli muoiano nel mare. Non possiamo lasciare che dei nostri fratelli muoiano nel deserto. Non possiamo lasciare che dei nostri fratelli cadano nelle mani delle mafie. Non è facile lottare contro la criminalità ma è triste che si criminalizza quelli che fanno il bene. Ho vergogna della mia Europa”. La Chiesa in Marocco è schierata in prima linea nell’aiuto ai migranti che si trovano nelle situazioni più vulnerabili. “Vogliamo essere in questo Paese la Chiesa del Buon Samaritano. Una Chiesa che vede una persona ferita, in necessità e gli va incontro senza domandare chi è, perché si trova in quella situazione, da dove viene o dove vuole andare. Noi vediamo una persona: un minore non accompagnato, una donna incinta, un ammalato, un senza permesso di soggiorno. Non sono migranti. Sono persone che migrano. Hanno diritti umani. Sono figli di Dio. Sono i nostri fratelli”.

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