Diocesi: Alghero-Bosa, programma di interventi di ristrutturazione della concattedrale di Bosa

La chiesa di S. Maria Immacolata a Bosa, concattedrale della diocesi di Alghero-Bosa, ha bisogno di interventi di ristrutturazione urgenti. “Caro a tutti, bosani e no – afferma don Paolo Secchi, direttore dell’ufficio beni culturali ecclesiastici della diocesi sarda -, tale scrigno di tesori inestimabili (fra i tanti, gli ariosi affreschi di E. Scherer) è notoriamente, e fisiologicamente, indebolito per la contiguità delle acque del Temo le quali, come risulta da recenti studi di staticità eseguiti ad hoc sugli apparati fondazionali, costringono l’intero corpo architettonico in una condizione che si configura di ‘perenne assestamento’. Da ciò: lesione degli intonaci, alterazioni cromatiche e distacchi di stucchi i quali, per la sicurezza delle persone, hanno prudentemente indotto le Istituzioni competenti ad interdire una cospicua parte del Tempio”. Tra il 2017 e il 2018 la diocesi ha predisposto un imponente e costoso progetto di “controsoffittatura” dell’intera aula, “mediante una rete – spiega don Secchi – che impedisse ad eventuali calcinacci di raggiungere il suolo e, soprattutto, fedeli e turisti in visita”. Programma che oggi viene rivisto alla luce del protocollo di intesa Ras-Ces nell’ambito della programmazione territoriale (2014-2019), all’interno del quale è preventivato un intervento sulle chiese di S. Pietro apostolo a Santulussurgiu e di S. Maria Immacolata a Bosa per 1,6 milioni di euro. “Ora – spiega don Secchi – dati i tempi di ‘vacche magre’ nei quali ci troviamo ad operare, parrebbe quantomeno avventato posare la rete a cui si accennava, il cui costo, salvo imprevisti, era stimato pari a 50mila euro, se si potrà intervenire direttamente sulle superfici che la facevano sembrare utile”. Da qui la richiesta ai fedeli della zona di avere “la pazienza di sopportare questo, momentaneo, ‘Venerdì Santo’ di attesa, magari con un’intelligente dislocazione dei riti prepasquali e pasquali in altre chiese”. Un sacrificio che la diocesi chiede per avere presto la chiesa “nuovamente e interamente agibile e sicura”, conclude don Secchi.

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