Consiglio europeo: Tajani, “proteggere nostri cittadini e nostre imprese da pratiche sleali cinesi”

(Bruxelles) Nel suo intervento davanti al Consiglio europeo (riunione dei capi di Stato e di governo Ue, Bruxelles, 21-22 marzo), il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani si è soffermato sui principali punti in agenda. “Il Parlamento europeo – ha detto – non considera la Cina un’economia di mercato. Di fatto, Pechino utilizza in modo sistematico sussidi e sottrae tecnologie europee attraverso pratiche sleali. Anche sugli appalti, non vi è reciprocità. Mentre imprese a controllo cinese possono partecipare ad appalti in Europa, beneficiando talvolta anche di fondi dell’Unione, le imprese europee in Cina sono spesso discriminate. Le imprese europee sono leader nella qualità e nelle tecnologie. Eppure, a causa di queste pratiche sleali, l’Ue ha un deficit commerciale di 150 miliardi con la Cina. Il Parlamento europeo ha chiesto e ottenuto regole anti-dumping severe, in cui l’onere della prova è a carico di chi è accusato di pratiche sleali. Oggi inoltre viene pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il regolamento dell’Unione per il controllo degli investimenti stranieri in Europa, che permetterà di verificare se un investimento straniero è finalizzato a sottrarre tecnologie o brevetti europei in maniera indebita”.
Sui rapporti Ue-Cina, Tajani ha osservato ancora: “lo sviluppo della rete e degli standard 5G è fondamentale per la nostra sicurezza e per il progresso delle applicazioni digitali. Chi progetta e costruisce queste infrastrutture, ottiene potenzialmente il controllo su moltissime funzioni, non solo di natura commerciale. Prima di affidarsi a tecnologie e aziende cinesi, sono necessarie analisi e controlli. Per questo, la settimana scorsa a Strasburgo, il Parlamento ha votato a larga maggioranza una risoluzione che esprime grande preoccupazione sulla possibilità che lo sviluppo del 5G sia affidato ad aziende cinesi”. Il Parlamento chiede, inoltre, agli Stati membri “di dotarsi di regole e certificazioni per evitare falle nella sicurezza delle infrastrutture digitali europee. L’Unione europea deve continuare a dimostrare unità e determinazione. Solo così potremo proteggere i nostri cittadini e le nostre imprese dalle pratiche sleali cinesi, che ci sono già costate posti di lavoro e perdita di competitività”.

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