Francia: card. Barbarin (Lione), “spero che la sofferenza delle vittime ci abbia svegliati tutti”. Il ritiro “dipenderà dalla durata del processo d’appello”

Il card. Philippe Barbarin “sparirà” dai 36 consigli e comitati che presiede, dalle celebrazioni e dagli eventi pastorali in diocesi. “Mi ritiro dalla guida della diocesi”, resto in carica “se ci sono delle firme da fare”, in quanto responsabile legale, come ha spiegato in una intervista all’emittente Kto. La scelta del vicario generale, don Yves Baumgarten, uno dei tre della diocesi di Lione, si spiega con il fatto che don Baumgarten svolge il ruolo specifico di “moderator curiae”, cioè “veglia all’equilibrio generale” tra le istituzioni della curia. “Invito a pregare per lui perché sarà un grosso peso che gli cade sulle spalle ma è ben aiutato e sostenuto”. Questo “ritirarsi” è una misura che, “per quanto ne so non è prevista dal diritto canonico”, ma non infrange le norme della Chiesa, come ha verificato la cancelleria diocesana. Per la sua diocesi, che il cardinale definisce “vitale, inventiva”, il card. Barbarin desidera “un po’ di pace: so che la sofferenza è grande”. “L’immagine forgiata in questi anni è terribile e pesante da portare non solo per me ma per tutta la diocesi e voglio che si riparta nella libertà che spero il Signore donerà”. Aggiunge: “Spero che la sofferenza delle vittime ci abbia svegliati tutti nella Chiesa e non solo nella Chiesa ma nei diversi ambiti di questa società”. Quando rientrerà, non si sa: “Dipenderà dalla durata del processo d’appello”, possono essere mesi o anni. “Voglio che la vita continui nella vita della diocesi”. Il “ritiro” è effettivo dal 19 marzo, salvo alcuni lavori arretrati, corrispondenza da sbrigare. Sarà un “bel tempo di silenzio” in un monastero dove si ritirerà: “Non ci sarò a presiedere tutte le liturgie nella cattedrale che ci conducono alla festa di Pasqua, ma la vivrò intensamente in un monastero, nascosto”.

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