San Giuseppe: card. Ravasi, il suo “silenzio assoluto” è l’antidoto alla parola “urlata, brutale, aggressiva”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Una figura suggestiva perché ha la capacità di entrare in profondità, senza molte chiacchiere”. Così il cardinale Gianfranco Ravasi, biblista e presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, definisce San Giuseppe, di cui oggi si celebra la memoria liturgica – giorno di festa in Vaticano – che coincide anche con l’inizio del pontificato di Papa Francesco. La cifra del “papà legale” di Gesù, patrono di tutti i papà, è il silenzio, che si oppone alla parola “urlata, brutale, aggressiva, come ormai siamo abituati a vedere”, spiega il cardinale in un’intervista a Vatican News. Nei Vangeli, San Giuseppe è “una presenza abbastanza marginale”, sottolinea Ravasi, ma nel suo silenzio, estremamente eloquente: “A differenza di tanti altri personaggi dei Vangeli, è un personaggio, proprio agli inizi centrale, che però è muto: non abbiamo una sola parola. Per Maria abbiamo sei frasi, anzi diciamo cinque più una: cinque frasi più un canto, il Magnificat. Poco anche per Maria in verità perché sono tutte frasette brevi le cinque parole di Maria, diremmo più il canto del Magnificat. Per Giuseppe abbiamo invece il silenzio assoluto. Ma io direi che questa è una lezione costante dell’interno dei Vangeli: quello cioè del preferire, come Gesù preferisce gli ultimi, come diceva un poeta francese, Paul Valéry, preferire sempre la parola ‘moindre’”, quella minore, quella più delicata rispetto a quella urlata, brutale, aggressiva, come ormai siamo abituati a vedere sia a livello politico sia, soprattutto, nell’interno dei viali informatici, dove domina non soltanto l’aggressività ma anche la volgarità”.

 

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