Nave Mare Jonio: Centro Astalli, “salvare i naufraghi in mare è atto dovuto di umanità e civiltà”. “Libia non è Paese sicuro”

“Risultano stremati, provati dal viaggio e dalle torture che dichiarano di aver subito in Libia e di cui mostrano i segni”. Così sono descritti dal Centro Astalli i 49 migranti soccorsi ieri dalla nave Mare Jonio e per le cui condizioni esprime preoccupazione. “Si tratta di un gruppo di naufraghi tra cui 12 minori, in condizione di grave vulnerabilità”, precisa, in una nota, il Centro Astalli, che chiede alle autorità competenti “di portare in salvo i naufraghi”. “Il cattivo tempo e le condizioni psicofisiche delle persone soccorse richiedono riparo e cure tempestive. Lampedusa è pronta ad accogliere anche perché nei fatti si tratta di un numero esiguo di individui”, evidenzia la nota.
“In base a dati delle Nazioni Unite e delle principali organizzazioni internazionali presenti – rileva il Centro Astalli -, la Libia non deve considerarsi Paese sicuro per i migranti che vi transitano. Detenzione e violenze vengono registrate con una tale frequenza da non lasciare dubbi di una violazione sistematica dei diritti umani”.
“Il soccorso è atto dovuto di umanità e civiltà – sostiene il Centro Astalli -. Non si ripeta l’inaccettabile prassi per cui si tengono in mare a tempo indeterminato persone bisognose di assistenza per giocare una trattativa politica con altri Stati Ue”.
“Gli Stati membri hanno il dovere politico di governare il fenomeno attraverso decisioni e misure condivise nelle sedi deputate e mai sulla pelle di essere umani talmente disperati da rischiare la vita in un viaggio che lascia poche speranze di sopravvivenza, soprattutto in assenza di attività stabili e coordinate di soccorso in mare”, conclude la nota.

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