Lavoro: card. Bagnasco (Genova), “sciogliere il cancro dell’individualismo” e abbandonare “vecchie contrapposizioni”

In materia di lavoro, “la questione più decisiva, anche in ambito economico, è di tipo culturale ed etico”. Ne è convinto il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, che nell’omelia della Mesa celebrata per i lavoratori a San Lorenzo ha affermato che “le derive dell’evasione fiscale e della corruzione – non dimenticando la maggioranza della popolazione onesta – l’inadempienza ai propri obblighi civili, la miope soddisfazione del successo individuale, l’inerzia nel creare reti virtuose, un certo disinteresse per la cosa pubblica, sono atteggiamenti e comportamenti che nascono da una coscienza morale distorta o insufficiente”. “Non è un problema astratto”, il monito del porporato: “La questione morale ha ricadute pratiche che coinvolgono la società intera. Il futuro dipende primariamente dal sentire spirituale ed etico di un popolo, dalla sua coscienza collettiva, senza la quale ogni altra risorsa risulta insufficiente e può addirittura diventare dannosa. Nessun progresso è vero se non ha un’anima che lo umanizza”. “Neppure ci si può appellare, forse nel tentativo di discolpare visioni e interessi parziali, alla speranza che la ricchezza di pochi porti un vantaggio per tutti”, ha fatto notare l’arcivescovo di Genova, secondo il quale “la nota teoria dello ‘sgocciolamento’ non sembra aver prodotto gli effetti attesi, né a livello di un singolo paese, né a livello globale”. “Sciogliere il cancro dell’individualismo che – nella storia – si è rivelato perdente”: è questo, per Bagnasco, il primo imperativo da raccogliere, a partire dalla consapevolezza che “il lavoro ha sempre una valenza relazionale, e quindi ha un valore sociale che richiede senso di solidarietà e spirito di partecipazione, sia nei lavoratori che negli imprenditori”. “Tutte le parti possono vincere quando non lottano le une contro le altre, e cercano intese e collaborazioni”, la ricetta del porporato: “Ciò è possibile se si abbandonano vecchie contrapposizioni, e in cima ai pensieri si pone uno scopo nobile come il bene di una città o di un Paese, cioè il bene delle persone. La tragedia sempre viva del crollo del Ponte Morandi ha sprigionato un sentire più alto e un consenso più coeso e fattivo: questo patrimonio spirituale non deve disperdersi, e Genova deve continuare!”.

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