Don Peppe Diana: mons. Spinillo (Aversa), “chi oggi lo ricorda vuol essere protagonista della vita sociale e civile”

Don Peppe Diana è stato “un sacerdote che ha voluto essere fedele, non gli sarebbero mancate le occasioni per fare diversamente; e in questo suo impegno ha avuto un grande moto di reazione quando ha iniziato a chiedersi quanto fosse ingiusta l’uccisione di innocenti solo perché alcuni volevano affermare un loro dominio sul territorio. Da qui don Peppe ha sviluppato le sue parole, la sua azione, la sua presenza sul territorio”. Lo afferma, in un’intervista al Sir, mons. Angelo Spinillo, vescovo di Aversa, in occasione dei 25 anni dall’uccisione del sacerdote, in parrocchia, mentre stava per andare a celebrare la messa. “Come persona, da quello che ho sentito raccontare, era inquieto, molto ruvido a volte nei modi e nello stesso linguaggio, ma autentico come sacerdote”, evidenzia il presule, che non ha conosciuto personalmente don Diana. “A me è piaciuta molto una definizione che ho trovato in un giornale a pochi giorni dalla sua morte – aggiunge -: sacerdote ‘con la passione di scontrarsi con gli altri e di viverci insieme’, con ‘un’indimenticabile febbre da prete’”.
Secondo mons. Spinillo, “non possiamo non confrontare gli omicidi di don Pino Puglisi, che venne ucciso nel giorno del suo compleanno, e di don Peppe Diana, ammazzato nel giorno dell’onomastico, al mattino, mentre stava per celebrare la messa. Io credo che certe scelte di luoghi e di tempi non siano mai casuali per chi vuole dare un segnale, attraverso un omicidio, a un’intera società”.
La figura di don Diana, ucciso dalla camorra, ancora oggi è molto attuale: “Ci dice che dobbiamo essere attenti alla vita della società, a essere partecipi e protagonisti di ciò che la realtà ci propone, essendo persone che riconoscono da lontano i segni positivi, per svilupparli verso la loro pienezza, e anche quelli negativi, a cui bisogna porgere gli argini necessari. La gente che oggi ricorda don Peppe vuole essere protagonista della vita sociale e civile e non disperdere la possibilità grande di essere cittadini consapevoli”, conclude il vescovo.

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