Siria: p. Alsabagh a Taranto, “anche sotto gli attacchi dei missili abbiamo continuato i corsi prematrimoniali”

Ibrahim Alsabagh è frate e parroco ad Aleppo, centro nevralgico del conflitto siriano. Ieri Taranto lo ha accolto per ascoltare e provare a comprendere da un’esperienza diretta, come si vive in Siria oggi. Nella parrocchia di san Pasquale, nell’ambito di un percorso più ampio sul tema della costruzione della pace pensato dai frati Minori, padre Ibrahim ha mostrato slide e testimoniato come la vicinanza nel quotidiano, i gesti concreti, siano il solo antidoto al dolore della guerra. “Io sono originario di Damasco – ha raccontato – ma quando mi è stato proposto di tornare in Siria, studiavo a Roma. Aleppo non la conoscevo. Appena arrivato ho visto centinaia di chilometri di rovine. Non c’erano segni di vita. Solo distruzione. Da anni mancava l’acqua potabile, e con i frati ci siamo attivati per trovare al mercato nero 500/1000 litri di gasolio che ci permettessero per pochi giorni di usare la pompa che tirava l’acqua pulita dal pozzo al centro del cortile del convento. Così è iniziato il via vai di gente apparentemente scomparsa nel nulla. Oggi si pagano i traumi psicologici di anni”.

Il parroco ha raccontato che “c’è chi non riesce a mettere più piede in parrocchia per paura degli attentati, chi dorme solo con i sonniferi, bambini con gravi ritardi mentali e limiti cognitivi e nella percezione. E poi ci sono tumori aggressivi, dovuti a missili, sostanze respirate. Spesso non lasciano scampo, e si muore in poche settimane. Aleppo oggi al 70% è distrutta. Chi stava bene economicamente, ha perso tutto. Moltissimi sono scappati. Altri ancora lo fanno, provando ad entrare in Australia ed in Canada. Molti padri di famiglia che hanno usato il mare per venire in Europa, hanno lasciato a casa vedove ed orfani, di cui ci occupiamo. Attualmente, nonostante l’accordo del cessate il fuoco, a livello internazionale non si parla di ricostruzione. L’elettricità è tornata ma è debole, senza continuità, quando fa freddo non ci si può riscaldare con il gas, perché ce n’è pochissimo. Noi distribuiamo viveri, diamo un sostegno economico ai malati affinché non rinuncino a curarsi, e seguiamo i fidanzati”. Commovente il racconto di padre Ibrahim su quest’ultimo aspetto. “Le coppie che vogliono sposarsi non hanno più nulla. Noi, anche sotto gli attacchi dei missili, abbiamo continuato i corsi prematrimoniali. Siamo stati gli unici a proseguire ed ora facciamo a ciascuna coppia un regalo di nozze: che sia il corredo, o un anello di fidanzamento o un anno di affitto pagato. Questi giovani sono la speranza, in un Paese dove l’avanguardia e la classe dirigente è andata via e restano soprattutto anziani soli e bambini”.

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