Giorno del ricordo: Mattarella, “i circa 250mila profughi non sempre trovarono in Italia la comprensione e il sostegno dovuti”

(Foto: Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

“Quei circa duecentocinquantamila italiani profughi, che tutto avevano perduto, e che guardavano alla madrepatria con speranza e fiducia non sempre trovarono in Italia la comprensione e il sostegno dovuti. Ci furono – è vero – grandi atti di solidarietà. Ma la macchina dell’accoglienza e dell’assistenza si mise in moto con lentezza, specialmente durante i primi anni, provocando agli esuli disagi e privazioni”. Lo ha riconosciuto questa mattina il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento durante la celebrazione del “Giorno del ricordo” al Quirinale. Ripercorrendo la vicenda degli italiani istriani, dalmati e fiumani, il Capo dello Stato ha ricordato che “l’aggressività del nuovo regime comunista li costrinse, con il terrore e la persecuzione, ad abbandonare le proprie case, le proprie aziende, le proprie terre. Chi resisteva, chi si opponeva, chi non si integrava nel nuovo ordine totalitario spariva, inghiottito nel nulla”. “Essere italiano, difendere le proprie tradizioni, la propria cultura, la propria religione, la propria lingua – ha sottolineato – era motivo di sospetto e di persecuzione. Cominciò il drammatico esodo verso l’Italia: uno stillicidio, durato un decennio. Paesi e città si spopolavano dalla secolare presenza italiana, sparivano lingua, dialetti e cultura millenaria, venivano smantellate reti familiari, sociali ed economiche”. “Certa propaganda legata al comunismo internazionale – ha evidenziato Mattarella – dipingeva gli esuli come traditori, come nemici del popolo che rifiutavano l’avvento del regime comunista, come una massa indistinta di fascisti in fuga. Non era così, erano semplicemente italiani”.
Il presidente della Repubblica ha anche osservato che “per una serie di coincidenti circostanze, interne ed esterne, sugli orrori commessi contro gli italiani istriani, dalmati e fiumani, cadde una ingiustificabile cortina di silenzio, aumentando le sofferenze degli esuli, cui veniva così precluso perfino il conforto della memoria”. E “solo dopo la caduta del muro di Berlino” attraverso “una paziente e coraggiosa opera di ricerca storiografica” si è fatta “piena luce sulla tragedia delle foibe e sul successivo esodo, restituendo questa pagina strappata alla storia e all’identità della nazione”.

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