Intelligenza artificiale: Bolognini (Ist. italiano privacy), “proteggerci da sensori e oggetti non umani, poco tracciabili e ‘responsabilizzabili'”

“Parlare di privacy nel 2019 non è più una questione di mero adempimento burocratico” e “non significa nemmeno occuparsi di mera sicurezza dei dati e dei sistemi. Il diritto dei dati personali è cambiato: le tecnologie sono avanzate in modo imprevedibile e smisurato, e con esse sono cresciute esponenzialmente le minacce per la libertà e la dignità delle persone”. Questa la premessa di Luca Bolognini, presidente dell’Istituto italiano privacy, intervenuto al convegno su “Le tecnologie che cambieranno la società e le professioni: intelligenza artificiale, internet delle cose, blockchain e 5G” in corso all’Università europea di Roma. “Sia nel settore pubblico sia nel settore privato – avverte –, dal 2019 in avanti ci sarà la tentazione di un uso ‘estremo’ delle nuove tecnologie”. Si tratterà allora di “proteggerci da sensori e oggetti e da minacce non umane, poco tracciabili e ‘responsabilizzabili’. In ogni caso, garantire i diritti alla protezione dei dati personali e alla riservatezza significherà occuparsi di algoritmi, decisioni automatizzate, intelligenza artificiale, umanità aumentata (o perfino sostituita)”. Proprio in vista di queste sfide, Bolognini guarda con interesse alla primavera-estate del 2019 quando il Parlamento dovrà designare i 4 nuovi componenti del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali. L’Istituto italiano per la privacy sta lavorando alla stesura di un documento per proporre idee e strategie da affidare al Parlamento e al nuovo Collegio del Garante che, conclude Bolognini, si troverà ad “interpretare re un ruolo di garante della libertà e dignità degli esseri umani nel tutto digitale, in una cruciale posizione di rilievo meta-costituzionale e di derivazione sovranazionale”.

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