Manifestazioni in Albania: mons. Meta (vescovi), “giusto il diritto di protestare, ma no alla violenza”

“Un’espressione di malcontento generale verso l’operato del governo in questi anni. Viene subito dopo la protesta degli universitari, che hanno dato un duro colpo al governo tanto da obbligare il primo ministro a fare alcuni cambiamenti nell’esecutivo tra cui il ministro dell’Istruzione e quello degli Affari esteri”. Lo dice al Sir mons. Gjergj Meta, vescovo di Rrëshen e segretario generale della Conferenza episcopale albanese, a proposito delle violente proteste che sono scoppiate oggi a Tirana, dove è stata assalita la sede del governo. La manifestazione è stata indetta dal Partito democratico, formazione di opposizione, per chiedere elezioni anticipate, accusando il governo socialista di corruzione. “Oggi si sono verificati alcuni episodi di violenza durante la manifestazione davanti al palazzo del governo. Ancora non si sa se siano stati i manifestanti in modo spontaneo a compierli oppure se siano stati provocati. Ma bisogna dire che la situazione è abbastanza tesa”, riconoscere il vescovo. Che lancia un appello: “Mantenere la calma”. “Assieme al diritto di protesta ci deve essere anche prudenza e calma”. Mons. Meta ricorda inoltre che “la popolazione è molto povera”. Il presule richiama, a proposito della corruzione nei Balcani, i recenti dati diffusi da Transparency International, che vengono indicati come “deludenti”. Il grado di corruzione percepito nel settore pubblico in Albania è il più alto della Regione, e tra i più alti nel mondo, con 36 punti nell’indice di Transparency. “La disoccupazione e la mancanza di garanzia per il futuro hanno fatto sì che molti giovani e famiglie sono andate via negli ultimi anni dall’Albania. Tutto ciò ha creato il malcontento di cui vediamo le conseguenze”.

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