Patti Lateranensi: Dalla Torre al Sir, impegno dei cattolici è “laicità collaborativa”

“La collaborazione tra Stato e Chiesa, che era ‘in nuce’ nel Trattato e nel Concordato del 1929, è stata codificata dall’Accordo di Villa Madama, e specificamente dal primo articolo, che sancisce che Stato e Chiesa collaborano per il bene del Paese e la promozione della persona”. A spiegarlo è Giuseppe Dalla Torre, in un’intervista rilasciata al Sir sui 90 anni dei Patti Lateranensi. “C’è un programma di collaborazione, nella revisione del Concordato, che dà della laicità un’interpretazione diversa dalla concezione tradizionale della laicità laicista, separatista, conflittuale”, spiega il giurista: “È una ‘laicità collaborativa’, che distingue tra Stato e Chiesa ma favorisce una collaborazione nell’interesse della persona. L’ambito in cui questa collaborazione funziona di più è la solidarietà – il cosiddetto terzo settore – che non è né mercato, né Stato. Si tratta di un campo enorme: molta parte dell’economia italiana si sostiene in questo ambito, a cui si dà in genere poca attenzione ma che è di grande importanza”. “L’evoluzione individualistica degli ultimi decenni ha portato all’emarginazione, alla fine delle ‘società intermedie’ tra individuo e Stato”, la tesi di Dalla Torre, secondo il quale “la Chiesa italiana, nelle sue diverse componenti, è rimasta l’unica a fare da ‘collante’ nella nostra società pluralista”. “Scongiurare il rischio di una società frammentata, abitata da cittadini che non sanno più riconoscersi abitanti della stessa casa, è un compito, di per sé, già politico”, sostiene l’esperto: “Perché la politica non si fa soltanto attraverso la rappresentanza parlamentare, le strutture partitiche, i consigli regionali o comunali: si fa anche agendo nella società e creando i presupposti per la tutela del bene comune”.

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