Patti Lateranensi: Dalla Torre al Sir, “collaborazione tra Stato e Chiesa destinata a durare nel tempo”

“La collaborazione tra Stato e Chiesa, destinata a durare nel tempo”. Secondo Giuseppe Dalla Torre, è questo “il germe” dei Patti Lateranensi che rimane ancora valido, 90 anni dopo. “È vero che il Concordato, rivisto nel 1984 con l’Accordo di Villa Madama, ha già 35 anni, ma si tratta di un testo molto ampio e profondo, in cui non si segnalano particolari problemi”, spiega il giurista al Sir: “Semmai, i problemi sorgono al livello delle interpretazioni di quanto dispone il Concordato: penso, ad esempio, al delibato sulle sentenze ecclesiastiche di nullità matrimoniale, che una giurisprudenza non giuridicamente fondata della Corte di Cassazione tende a restringere sempre di più. Per quanto riguarda il Trattato, è l’atto con cui nel 1929 si è chiusa la cosiddetta Questione Romana: guardava, dunque, più al passato che al futuro. Si istituiva lo Stato della Città del Vaticano e si introducevano altre garanzie per la Santa Sede – di carattere personale, territoriale, locale, fiscale – che restano tuttora valide. Anche in questo caso, ci sono alcuni problemi di carattere interpretativo: penso all’articolo 11, che riguarda gli enti centrali della Chiesa e le loro garanzie, che negli anni più recenti hanno dato luogo ad interpretazioni diverse e anche, in alcuni casi, contrastanti da parte della Corte di Cassazione. Forse un chiarimento, in relazione a tali garanzie, potrebbe risultare utile”. In sintesi, per Dalla Torre, l’impianto dei Patti Lateranensi rimane valido: “La Santa Sede, dopo il 1929 ma soprattutto dopo la seconda guerra mondiale, ha svolto sempre di più in prima persona un ruolo di primo piano nel diritto internazionale: dall’isolamento di Papa Benedetto XV siamo passati al ruolo così evidente ed importante di oggi, dovuto anche alle garanzie offerte dal Trattato”.

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