Giornata del malato: mons. Mansi (Andria), “un numero sempre più crescente di morti per cancro, soprattutto tra i giovani. La comunità ecclesiale non è indifferente”

“In questa particolare ricorrenza siamo sollecitati ad una riflessione su quanto sta avvenendo nelle città della nostra comunità diocesana, soprattutto in Andria, causa di malattia e sofferenza: un numero sempre più crescente di morti per cancro, soprattutto nella popolazione più giovane. L’intera comunità ecclesiale non è indifferente a tutto ciò e porta nel cuore la sofferenza di tanti fratelli ammalati e tante famiglie segnate dal dolore del lutto e della malattia”. Lo scrive il vescovo di Andria, mons. Luigi Mansi, in occasione della celebrazione della Giornata mondiale del malato. Il vescovo ricorda “a tutti coloro che hanno un ruolo pubblico che la nostra città (e le città dell’intera diocesi), da diverso tempo assiste inerme alla morte di persone affette dal male del secolo per cause molteplici e differibili, dal disastro ambientale alla mancanza di una visione e progettazione politica, amministrativa e della incuria degli stessi cittadini”. “Non è bene e non è bello creare allarmismi, ma non è altrettanto corretto sottacere il problema”, prosegue mons. Mansi, ammonendo: “La responsabilità è di tutti, nessuno escluso. Siamo noi cittadini, che abbiamo il dovere di prenderci cura della città, la nostra casa comune, che ogni giorno viviamo”. Il vescovo sottolinea poi come sia “necessario esortare tutti ad uno stile di vita rispettoso della nostra casa comune. Siamo ancora molto lontani dal ritenere la città, il verde pubblico, le periferie, le campagne come bene preziosissimo per noi e le future generazioni. Abusi di ogni genere sono all’ordine del giorno che mettono a rischio serissimo la salute personale e pubblica”.
“La diocesi – assicura mons. Mansi – vuole essere, e continua a farlo, accanto alle persone che soffrono, accanto ai decisori politici e nell’opera di sensibilizzazione per una crescita culturale della intera comunità”. “Tutte le Istituzioni facciano la loro parte senza scontri ma nello stile della sinodalità voluto da Papa Francesco. Non è il tempo dello scontro. La salute non aspetta. È il tempo del lavoro comune – conclude – per la custodia della casa comune e il benessere di tutti, soprattutto i più deboli”.

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