Avvento: canti ungheresi all’inaugurazione della 44ª mostra dei “100 Presepi” in Vaticano

È stata animata ieri pomeriggio dal coro da camera della scuola coristica “Zoltàn Kodàly” di Budapest l’inaugurazione della 44ª mostra dei “100 Presepi” allestita in Vaticano. Sono 18 i presepi che quest’anno provengono dall’Ungheria. Per la maggior parte sono stati scelti dalla Fondazione per l’artigianato ungherese (Amka), mentre uno è stato preparato dagli studenti universitari di Budapest e uno da una famiglia con quattro bambini. Dopo i saluti di mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, ha preso la parola l’ambasciatore d’Ungheria presso la Santa Sede Eduard Habsburg-Lothringen, che ha illustrato le caratteristiche del presepe tradizionale ungherese, che è una recita nel corso della quale si narra la storia della Natività. I primi testi ungheresi risalgono al XVII secolo, che da usanza scolastica si diffuse tra la popolazione. La recita si svolge il pomeriggio del 24 dicembre presso le chiese parrocchiali, oppure porta a porta, per le strade del paese. La scena caratteristica della recita ungherese è l’annuncio ai pastori. Il classico presepe ungherese, che prende il nome da Betlemme (“betlehem”), è “mobile”, poiché viene portato dai giovani durante la recita (chiamata “betlehemezés”, ossia recita del presepe). Spesso è a forma di casetta, chiesa, o stalla, con le figure essenziali. I giovani, di solito vestiti da pastore o da personaggi della scena della natività, ricevono dei dolci o della frutta presso le case ove ha luogo la recita. “Nel nostro contesto europeo secolarizzato – ha sottolineato nel corso dell’inaugurazione mons. Ferenc Cserhàti, vescovo ausiliare di Esztergom-Budapest, portando i saluti degli organizzatori del 52º Congresso eucaristico in programma a settembre a Budapest – il Congresso eucaristico internazionale vuole promuovere una professione chiara ed esplicita della fede. Penso che il presepe possa aiutarci in questo”.

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