Rapporto Censis: le cinque “piastre di sostegno” a cui ancorare il Paese per fermare il cedimento e invertire la rotta

Il “franare in giù” del Paese “è stato in parte interrotto grazie alla ricostruzione o al rattoppo di alcune piastre di sostegno cui ancorare non una nuova fase di crescita, ma almeno un cambio di rotta rispetto alla direzione attuale”. Lo afferma il 53° Rapporto Censis nelle Considerazioni generali. “Una prima piastra – rileva il Rapporto – è nella dimensione manifatturiera, industriale, del nostro sistema produttivo e nella sua capacità di innovare e, almeno in parte, di trainare la crescita”. Una seconda “piastra di ancoraggio” è “nel consolidamento strutturale in alcune aree geografiche vaste del nostro Paese: dal nuovo triangolo industriale tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna alla fascia dorsale lungo l’Adriatico”. La terza piastra individuata dal Censis “è la nuova sensibilità ai problemi del clima, della qualità ambientale e della tutela del territorio” che “muove a una spontanea e diffusa partecipazione”. Sulla quarta “piastra”, vale a dire il “risparmio privato”, il Rapporto sottolinea problematicamente che “ha permesso una sostanziale tenuta sociale”, ma “in parte per ragioni politiche, con l’attacco alla ricchezza e al contante e la tracciatura delle spese individuali, in parte per la percezione d’insicurezza”, esso “sembra restare una polizza assicurativa più che una opportunità”. Un’ultima piastra di sostegno il Rapporto la coglie nella “dimensione europea”. Secondo il Censis, “sempre meno si addossano ai processi di convergenza europea le responsabilità delle difficoltà nazionali e locali, e sempre più si alimenta il dibattito sulla capacità delle strutture comunitarie di rinnovare contenuti e mezzi dello sviluppo”.

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