Povertà in Toscana: mons. Filippini (Cet), “frutto di una società sempre più individualista e prevenuta nei confronti dell’altro”

“Lo studio, che nasce dai dati dei centri di ascolto della Toscana, rileva una società sempre più diseguale, dove regnano ancora discriminazioni di genere e di etnia, dove le famiglie presentano fragilità e frammentazioni profonde che pagano come sempre i più deboli, i minori; dove i poveri sono a rischio di cronicizzazione e dove per alcuni un’abitazione dignitosa rimane un desiderio irrealizzabile”. Così si è espresso mons. Roberto Filippini, vescovo di Pescia e delegato della Conferenza episcopale toscana (Cet) per la pastorale della carità, a margine della presentazione del dossier sulle povertà nelle diocesi della regione, questa mattina, a Firenze.
A essere colpiti, ha precisato mons. Filippini, sono soprattutto i giovani adulti fra i 18 e 24 anni, che “in un decennio sono passati da 120 a 1.297, con un incremento di nove volte”.
Il vescovo di Pescia ha poi fatto notare che “i numeri e le tabelle ci restituiscono l’immagine di una società marcatamente individualista, chiusa nella difesa degli interessi privati e prevenuta nei confronti dell’altro e del diverso”.
“Di fronte a ciò, come Chiesa, tutta intera – ha affermato –, non possiamo chiudere gli occhi, rimanere freddi e indifferenti. Dobbiamo riconoscere un’umanità affamata e nuda, lacera e debole, piagata e sofferente, che ci interpella ed esige risposte efficaci e risolutorie”. “Per questo è urgente accogliere la voce del Maestro che invita i discepoli a condividere ciò che hanno e ciò che sono, senza temere la sproporzione dei numeri e l’esiguità delle forze”, ha concluso.

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