Honduras: 50 anni di carcere per gli assassini di Berta Cáceres. Padre Moreno (Radio Progreso), “no a impunità per gli ‘autori intellettuali’ del crimine”

Trentaquattro anni per l’uccisione dell’attivista honduregna Berta Cáceres, altri 16 per il tentato omicidio di Gustavo Castro, avvenuti nel marzo del 2016. Questa la condanna per Henry Hernández, Elvin Rápalo, Edilson Duarte e Oscar Torres. Condanne inferiori per altre tre persone. Questa la sentenza del processo relativo a uno dei casi che hanno suscitato una forte indignazione internazionale. Berta Cáceres, leader del popolo indigeno Lenca, si era opposta alla deforestazione, ai progetti che privatizzavano le risorse naturali e alla costruzione della centrale idroelettrica Agua Zarca, della società Desa.
Le reazioni, nel Paese, sono improntate alla richiesta che venga fatta piena giustizia perseguendo non solo gli esecutori, ma anche i mandanti dell’omicidio. Esiste infatti il sospetto di un coinvolgimento di alcuni manager della Desa.
Tra i commenti quello di padre Ismael Moreno, il coraggioso gesuita direttore di Radio Progreso, che sul sito dell’emittente scrive: “Per coloro che controllano tutti i fili del potere in Honduras, dalla famiglia Atala al presidente dell’Honduras, l’assassinio di Berta Cáceres deve lasciare nell’impunità gli assassini intellettuali. Non hanno altro modo. Hanno organizzato la strategia dell’impunità così bene, da consentire una condanna che fa sembrare che la giustizia abbia funzionato per soddisfare le organizzazioni internazionali, lanciando input ai media, in modo che tutto sia in pace e tutto ritorni alla normalità”.
Scrive padre Moreno: “Gli uomini che hanno sparato a Berta Cáceres vengono identificati, perseguiti e condannati. Gli ‘autori intellettuali’ del crimine sono impuniti e sono alla portata della giustizia se vuole agire. Abitano tra i maggiori azionisti della Desa. Molto probabilmente partecipano attivamente a opere filantropiche e di beneficenza e possono frequentare regolarmente il tempio, dove sono riconosciuti come benefattori”.

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