Montenegro: legge sulla libertà religiosa infiamma i Balcani. Ricoverato in ospedale un vescovo. Appello della Chiesa ortodossa alla calma

Un invito al popolo ortodosso del Montenegro a “non disperare” e a non cedere alle provocazioni e un appello a “tutte le forze di polizia e ai loro responsabili, al presidente e al primo ministro, a non usare la forza”. “Forza che è stata usata anche contro i vescovi, che si sono riuniti pacificamente per difendere i loro diritti religiosi”. È quanto si legge in un comunicato del Consiglio episcopale della Chiesa ortodossa serba in Montenegro riunito a Podgorica, il 28 e il 29 dicembre, in seguito alla promulgazione di una legge sulla libertà religiosa da parte del Parlamento di Podgorica. Il provvedimento prevede che le comunità religiose del Montenegro forniscano prova dei loro diritti di proprietà antecedenti al 1918. I cittadini sono scesi in strada nella capitale serba Belgrado e in varie città del Montenegro a sostegno della Chiesa serba ortodossa perché a loro parere la legge – “incostituzionale e discriminatoria” – mira ad una nazionalizzazione dei beni della Chiesa ortodossa serba in Montenegro spogliandola della sua proprietà, inclusi monasteri medievali e chiese.
La legge ha infiammato i Balcani tanto che al Consiglio episcopale di Podgorica non ha potuto partecipare il vescovo di Dioclea Metodio, vicario della Metropolia del Montenegro, a causa delle ferite riportate dalla violenza fisica esercitata contro di lui dalla polizia sul ponte di Djurdjevića Tara il 26 dicembre scorso e per le quali è stato ricoverato all’ospedale militare di Belgrado. I vescovi gli augurano “una pronta guarigione”.
Nel comunicato, i vescovi confermano la loro determinazione “a contrastare questa ingiustizia che la Chiesa deve affrontare, con tutti i meccanismi legali nazionali, ma anche rivolgendosi alle istituzioni internazionali competenti per la difesa dei diritti umani e delle libertà”. Al popolo ortodosso del Montenegro chiedono “in questi giorni prima di Natale” (quello ortodosso si festeggia il 7 gennaio, ndr) di riunirsi “nelle chiese per pregare con la nostra dignità e determinazione cristiane, senza arrenderci alle provocazioni di coloro il cui obiettivo è la separazione tra fratelli”. “Esortiamo tutte le forze di polizia e i loro responsabili, tutti fino al presidente e al primo ministro, a non usare la forza”. E concludono: “Ricordiamo loro quanto abbiamo ripetutamente detto pubblicamente e cioè che il disprezzo per la Chiesa ortodossa, che si è manifestato negli ultimi due decenni, e che è stato dimostrato nel processo di preparazione e attuazione di questo atto vergognoso legislativo, può avere gravi conseguenze per la società montenegrina perchè distrugge la pace e l’armonia fraterna che sono il tesoro inestimabile di tutta la società contemporanea”.

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