Capodanno: mons. Cancian (Città di Castello), “con l’aiuto di Maria essere uomini e donne di pace”

“Il nostro tempo è speso bene nella misura in cui il rapporto con Signore e con i fratelli è connotato dall’amore concreto, fattivo, generoso, gratuito. Se c’è questo anche i nostri limiti, fragilità e peccati vengono trasformati, diventano ‘fessure e crepe’ che lasciano filtrare e riflettere la luce dell’amore”. Lo scrive mons. Domenico Cancian, vescovo di Città di Castello, nel messaggio per l’inizio del nuovo anno, pubblicato sul numero di gennaio del notiziario mensile della Chiesa tifernate. Questo, prosegue con riferimento alla Beata Margherita, “nata cieca, gobba e storpia”, ma che ha saputo “vivere nella luce”, è confermato dalla “straordinaria luminosità che si coglie negli occhi delle non poche persone che vivono sofferenze, disagi, mons. disabilità in modo sorridente”. Gesù, spiega il presule, “non è venuto a toglierci i problemi, ma ad insegnarci come affrontarli, come trasformarli in occasioni di vera beatitudine”. Di qui “l’augurio più bello per il nuovo anno. Con l’aiuto di Maria, donna che sapeva custodire nel silenzio tutte le cose, meditandole nel suo cuore e dando la risposta giusta nel modo giusto, ossia con umiltà e amore, con tenerezza e coraggio. La Chiesa ce la propone come madre di Dio e madre nostra il primo giorno dell’anno perché seguendo il suo stile dolce e forte possiamo anche noi essere uomini e donne di pace, il bene più prezioso per la convivenza umana, dono di Dio e impegno inderogabile di ognuno”.

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