Natale: mons. Fusco (Sulmona), “diventiamo dono gli uni per gli altri”

“Natale è il tempo dei regali, dei doni. Ci si affanna, si gira per vari negozi o si cerca su internet quale regalo fare. Ma Natale porta doni speciali, a volte inaspettati. Ed ecco giunge il dono per eccellenza, questo bambino venuto dal cielo, è lui il dono più grande, è lui la sorpresa di Dio, questo piccolo bimbo”. Lo ricorda mons. Michele Fusco, vescovo di Sulmona-Valva nel messaggio di auguri pubblicato sul sito della diocesi. “Maria – ricorda mons. Fusco –, promessa sposa a Giuseppe, è la prima a ricevere un regalo dal cielo: l’angelo le preannuncia che diventerà madre di Dio. Dio le cambia i suoi progetti, le fa comprendere che ha un altro disegno per lei. Maria è destinataria di un dono speciale. E poi c’è Giuseppe. Anche a lui l’angelo fa un dono di un bambino che lui non ha generato, ma di cui sarà padre”. A portare i doni a Gesù, nella notte di Natale, sono i pastori. “Vanno numerosi verso la grotta – ricorda mons. Fusco -, loro hanno ricevuto dagli angeli la notizia di questo dono, un annuncio imprevedibile, nuovo, sconvolgente. Hanno ricevuto un dono e a loro volta portano doni al Bambino Gesù. Arriveranno anche i Magi, anche loro riempiranno di doni, questa volta doni preziosi, il bambino nato da poco: oro, incenso e mirra”. Contemplando questa scena, cosa significa per noi oggi vivere il Natale? “Vivere il Natale – spiega il vescovo di Sulmona – è accogliere un dono, semmai inaspettato, imprevisto, il dono che Dio ci fa di sé, di un Dio che si fa bambino, viene nell’umiltà. Accogliere questo dono significa riconoscere la sua venuta in tante situazioni concrete della vita. Un Dio che viene a farmi visita, viene per me, porta se stesso come regalo. Questo dono non arriva legato con nastri colorati o avvolto in carta luccicante. Giunge nella semplicità, dal volto umano, di un bambino indifeso. Un Dio con noi, che vive tra noi. Accogliere questo Dono ci porta, come i pastori e i Magi, ad essere dono per gli altri”. Mons. Fusco rivolge quindi un invito: “Apriamo il nostro cuore ai fratelli, a tutti, quelli che ci sono vicini e anche quelli che non conosciamo. Apriamo le nostre mani per dare, come hanno fatto i pastori, quanto abbiamo ai più bisognosi. Diventiamo dono gli uni per gli altri”.

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