Brasile: 9 giovani morti calpestati in favela di San Paolo. Vescovi, “spaventosa tragedia”

Grande impressione ha destato in Braslie la morte di 9 giovani e il ferimento di altri 7 avvenuta a Paraisópolis, favela che si trova nella periferia sudovest di San Paolo. Domenica, secondo quanto riportato dalla stampa brasiliana, una festa da ballo, alla quale stavano partecipando circa 5mila persone, è diventata teatro di uno scontro tra la Polizia e due malviventi che avevano attaccato le forze dell’ordine. Ne è nata una fuga precipitosa da parte dei partecipanti alla festa, nel momento in cui la Polizia avrebbe aperto il fuoco, e le vittime sono state in pratica calpestate. La Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb) – regionale Sud 1 ha diffuso una nota in merito alla “triste e spaventosa notizia”, rispetto alla quale si esprime “rammarico per gli atti violenti che hanno provocato questa tragedia”: “Avendo nel nostro cuore gli stessi sentimenti di Gesù Cristo, rifiutiamo ogni forma di violenza, manifestazione di odio e mancanza di rispetto per la vita. In particolare, esprimiamo la solidarietà fraterna della Chiesa cattolica con le famiglie colpite da questo grave e sanguinoso evento, che ha fatto a pezzi i loro cuori. Riaffermiamo la nostra opzione preferenziale per i giovani facendo eco, in questa sfortunata circostanza, al grido di milioni di giovani esclusi dal diritto all’istruzione, al lavoro, al tempo libero e all’accesso ai beni culturali in questo Paese”.
Secondo i vescovi, “nelle periferie lacerate dalla mancanza di risorse materiali e politiche pubbliche”, è comprensibile che “i nostri giovani poveri e bisognosi cerchino, a modo loro e come possono, opportunità per tempo libero e incontro. Spetta a tutte le persone di buona volontà e senso etico, in particolare ai politici responsabili dell’apparato di sicurezza dello Stato, fornire a tutti, in particolare alla popolazione più vulnerabile, opportunità e progetti efficaci volti a superare la violenza e le disuguaglianze economiche e sociali. Non è né etico né patriottico che le risorse umane e materiali vengano sfruttate per ferire ed eliminare la vita e la dignità di ogni persona”. La Chiesa, dal canto suo, ribadisce il suo “impegno per l’evangelizzazione dei giovani”.

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