Natale: mons. Crepaldi (Trieste), “ci aiuta a ritrovare i ritmi salutari della speranza”

“Il raggio di luce che squarciò la notte fonda dei pastori continua a squarciare le nostre dolorose ‘notti spirituali’, rischiarandole con la luce della presenza di Dio in mezzo a noi. Gesù nasce per essere il Salvatore nostro, nasce per riversare sulle miserie della nostra umanità ferita da mille peccati la pienezza del suo amore misericordioso. Non siamo più soli, ‘poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio’, per essere nostro fratello e nostro Salvatore”. Lo scrive mons. Giampaolo Crepaldi, arcivescovo-vescovo di Trieste, nel suo messaggio natalizio. “Ammirando anche il più disadorno dei presepi, non si può non provare un forte sentimento di stupore – evidenzia il presule -: Dio non solo si è abbassato per amore nostro fino a prendere la nostra carne mortale per salvarci, ma è venuto tra noi nella figura di un bambino vulnerabile, debole, disarmato; è venuto nella povertà più estrema, nello squallore di una grotta e nel freddo di una mangiatoia. Questo è il mistero d’amore che ci annuncia il Natale: Dio si è fatto prossimo di ognuno di noi per riempire la nostra vita, spesso ferita e spaesata, con la grazia della consolazione, della speranza e della pace”.
Mons. Crepaldi prende spunto dalle illuminazioni in città per riflettere: “Attraversando piazza dell’Unità, si resta affascinati dal lungo rosario degli alberi illuminati che convergono idealmente verso la grande stella posta all’inizio, che richiama il mistero santo della nascita di Gesù. E di fronte a questo spettacolo di luci e nel gioioso ricordo del natale di Gesù il nostro cuore, spesso affaticato dalle fibrillazioni dell’angoscia e della solitudine, ritrova i ritmi salutari della speranza”. Speranza per gli sposi e le famiglie, “perché non venga meno la dolcezza dell’amore vero, la serenità di un lavoro dignitoso, la generosità nel dono della vita”. Speranza per i nostri bambini “indifesi di fronte al vuoto dell’educazione delle nostre scuole e della nostra società”. Speranza per i nostri giovani “insidiati dall’inganno di chi vende loro morte sotto forma di evasione, di chi vende loro schiavitù sotto forma di amore”. Speranza per i nostri ammalati, “bisognosi di cura e di amore, ma spesso sopraffatti dal primato dei bilanci e della burocrazia”. Speranza “per chi è senza lavoro e per chi rischia di perderlo”. Speranza “per chi è solo ed emarginato, umiliato e disperato; per chi è insidiato dal pensiero che la vita stia diventando un peso insopportabile”. Speranza “per chi amministra la nostra città con il coraggio di scelte sapienti, con il coraggio del bene comune”. Speranza per la nostra Trieste “chiamata a coltivare la vocazione all’amicizia civile e un operoso e solidale sviluppo”. Speranza per la nostra Chiesa, “perché il Vangelo di Gesù sia al centro del suo insegnamento e della sua missione”. “Speranza – conclude – per coloro che aprono il loro cuore a Gesù Bambino, Dio di misericordia e di tenerezza”.

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