Natale: padre Ronchi, “un atto di fiducia da parte di Dio, un abbraccio e un giudizio sul mondo”

Un atto di fiducia assoluta da parte di Dio e una realtà che sconvolge e invita a schierarsi dalla parte dei più fragili. E’ una lettura controcorrente del Natale, quella offerta in un’intervista al Sir da padre Ermes Ronchi, che definisce Dio “un mendicante d’amore come noi” e assicura: “Noi possiamo essere la sua culla o la sua tomba, la sua mangiatoia o il suo calvario”. Dio, osserva il sacerdote dell’Ordine dei Servi di Maria, “si fiderà di una ragazzina che dice ‘sì’ e di un uomo ferito dai dubbi, ma che con i suoi sogni e le sue mani callose si mette al servizio di questa fanciulla e del suo bambino”. Dio entra nella storia del mondo nell’umiltà più totale, rifiutato ed escluso, e ne esce crocifisso come un malfattore tra due ladroni: “Questo iniziare dagli ultimi perché nessuno sia escluso è un estendere l’abbraccio per arrivare al più lontano, per comprendere che nessuno va così lontano che Dio non lo possa raggiungere. Io immagino il Natale come l’abbraccio di Dio. Il mondo non è sempre comprensibile ma è sempre abbracciabile per Dio”. Per p. Ronchi, il Natale è anche “il giudizio di Dio su questo mondo attraverso un bambino”. Un mondo che “girava sempre nella stessa direzione: il piccolo al servizio del grande, il potente e il forte che dominavano sui poveri e sui deboli” fino a quando “il meccanismo della storia si inceppa” per poi ripartire, ma “nella direzione inversa. Con un rovesciamento: Dio va verso l’uomo, il potente si fa piccolo”. “Solo questo ribaltamento – assicura il religioso – consente una vita buona, bella e felice”.

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