Natale: padre Ronchi, “ci chiama a schierarsi dalla parte dei più fragili” e “noi possiamo essere la culla o la tomba di Gesù”

“Quel bambino vivrà solo se i suoi genitori lo ameranno, solo se Giuseppe e Maria si prenderanno cura di lui. Mi colpisce pensare che Dio si affidi totalmente a questa coppia di innamorati al punto da dire: ‘Se voi non mi amerete, io non riuscirò a vivere’”. Così padre Ermes Ronchi, religioso dell’Ordine dei Servi di Maria e teologo, in un’intervista al Sir sul tema del Natale. “Dio – assicura – vive per il nostro amore: noi possiamo essere la sua culla o la sua tomba, la sua mangiatoia o il suo calvario”. Il Natale, osserva ancora, “ci chiama alla scelta della piccolezza, a schierarsi dalla parte di chi è più fragile. Ci chiama a proteggere il più debole come hanno fatto Giuseppe e Maria con quel bambino. Ci chiama a difendere la vita in ogni situazione in cui venga minacciata”. Inoltre, aggiunge, “a Natale io mi sento come una madre di Cristo. Nasci in me, Signore! Se Cristo non nasce in noi sarà nato invano”. Di qui l’esortazione a “dare a quel pezzetto di Dio che è in ognuno di noi un po’ di tempo e un po’ di cuore, come una madre fa spazio al suo bambino mentre le cresce in grembo. Noi tutti dobbiamo diventare madre di Cristo. Questa è Betlemme; siamo noi Betlemme, il nostro cuore è la sua culla e la sua mangiatoia”. Infine un augurio: “Lasciamoci toccare dai segni e dai simboli. Davanti al bambino spogliamoci delle nostre difese logiche e razionali. Sulla terra dobbiamo salvare due cose: i bambini e gli innamorati, Gesù bambino e Dio innamorato”.

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