Iraq: mons. Marcianò tra i militari italiani, “questa terra è segno di una pace possibile”

“Sono i piccoli a reggere le sorti del mondo, a salvarlo dalla disumanizzazione, origine di ogni violenza, discriminazione, guerra. E questo, cari militari italiani, voi lo avete capito. Come i pastori, vegliate nella notte. Perché è nella notte che nasce Gesù ed è nella notte dell’ingiustizia, della violenza, dell’assenza di pace che la missione di sostegno alla pace in Iraq vi è stata affidata. La guerra è ovunque ci sia un rifiuto, un uomo sia rifiutato tra le case degli uomini”. Lo ha detto l’arcivescovo ordinario militare per l’Italia, mons. Santo Marcianò, celebrando nella serata di oggi, a Erbil, la “messa di mezzanotte” insieme ai militari italiani impegnati in Iraq. “L’Iraq è pieno di rovine di case, di chiese; stanotte la Chiesa irachena non celebrerà neppure la messa di Natale! Ma noi siamo qui a celebrare: un dono ancora più prezioso, per il quale ringraziare Dio”, ha affermato l’arcivescovo castrense. “Siamo Chiesa che prega per i fratelli, cristiani e non, dell’Iraq, ma siamo anche Nazione, Patria”, ha aggiunto mons. Marcianò, sottolineando la presenza, tra gli altri, del ministro della Difesa, Lorenzo Guerini. Dal presule anche il ricordo e l’omaggio ai caduti nelle missioni internazionali: “Essi hanno offerto la vita, come fate voi, come hanno fatto i militari feriti qui in Iraq nel novembre scorso, che oggi ricordiamo assieme a tutti i feriti e mutilati. Questo contributo, da voi dato a nome del nostro Paese, vi pone lontani dal calore delle case e delle famiglie; ma stanotte, qui, noi siamo famiglia: Chiesa che prega in comunione di fede sulle rovine e le vittime delle persecuzioni; Nazione che aiuta un’altra Nazione a rinascere; famiglia delle Forze Armate che intesse vincoli di collaborazione, dialogo, rispetto con altri colleghi della coalizione internazionale e con i popoli del luogo, fratelli di diverse culture e religioni”. È questo, per mons. Marcianò, “il messaggio potente che la notte di Natale ci consegna. Ed è necessario questo sguardo universale per entrare nel Natale. Per superare particolarismi personali, sociali, politici, come pure pacifismi sterili e polemici, che finiscono per generare indifferenza, anche nei confronti di una terra in cui la complessa situazione socio-politica e il diffuso terrorismo fondamentalista invocano soccorso e aiuti, difesa e protezione”. Riferendosi all’Iraq, mons. Marcianò ha detto che “questa terra, nella Bibbia, è segno di una pace possibile, pur nelle contraddizioni. È la terra del regno di Babilonia, simbolo della guerra, della distruzione di tutto e del tempio, della deportazione e dell’esilio; ma è anche la terra di Ur dei Caldei, dove Abramo – padre per tutte le religioni monoteiste – riceve la promessa di Dio e parte verso la terra promessa. Questa bellezza e questa gioia diventano la speranza che voi militari italiani portate, qui e in altre missioni, con un servizio di competenza e vicinanza” e con “lo stile con cui, anche nella quotidianità, vi rivolgete ai più piccoli, nei quali vedete e servite il Bambino di Betlemme, che sorregge il mondo”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia