Parlamento Ue: la figlia di Ilham Tohti, “chiediamo al governo cinese libertà e un dialogo pacifico”

(Strasburgo) “Non piangere, non fargli pensare che le ragazze uiguri siano deboli”. Sono le ultime parole pronunciare da Ilham Tohti alla figlia Jewher Ilham, mentre la polizia cinese lo arrestava, nel 2013, all’aereoporto di Pechino. L’economista uiguro, pacifista e difensore dei diritti della minoranza cui appartiene, è stato insignito del Premio Sacharov 2019 per la libertà di pensiero. La figlia, ritirando il premio a Strasburgo, ha tenuto un breve ma intenso discorso, a lungo applaudito in emiciclo. “Mio papà è stata interrogato, percosso… Non abbiamo più sue notizie dal 2017, non sappiamo dove si trovi. Ma io sento che è vivo e vivo è il suo spirito, uno spirito di pace e libertà”. Da aprile 2017 più di un milione di uiguri sono detenuti in una rete di campi di concentramento in Cina dove vengono obbligati a rinunciare alla propria identità culturale e alla propria religione e a giurare fedeltà al governo cinese. “Mi ricordo di mio papà, che lavorava alla scrivania in casa. Mi diceva: ‘quando c’è un problema, bisogna cercare di risolverlo’. Si è impegnato per la difesa del mio popolo, trascurando la carriera universitaria, senza paura di diventare povero o di essere arrestato”. “Noi chiediamo al governo cinese un dialogo pacifico e la possibilità di vivere secondo le nostre tradizioni. Non chiediamo altro”.

“Oggi – afferma la ragazza, appena laureata – vivo a Washington. So di essere controllata. Ho paura. Ma proseguo nell’impegno per la liberazione di mio papà e di tutti gli uiguri detenuti in Cina. Si tratta di difendere i diritti umani e per questo faccio appello al Parlamento europeo”. Jewher Ilham ricorda che “in Cina tante persone sono private della libertà: kazaki, cristiani, musulmani, tibetani. Pensate a quello che avviene a Hong Kong…”. Cosa può fare l’Ue? – le viene chiesto. “Non sono una politica. Sono solo una ragazza appena laureata. Ma direi almeno che si potrebbero imporre sanzioni alle imprese e soggetti responsabili o che collaborano con i campi di concentramento in Cina. Bisogna fare pressione politica sul governo cinese. E sostenere quegli uiguri che chiedono protezione in occidente”.

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