Natale: torna “L’Altra Cucina… per un pranzo d’amore”, chef stellati cucinano per 2.060 detenuti. Martinez (RnS), occasione “per aggiungere sapore alla giustizia”

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Le nostre società stanno perdendo il gusto di essere benevole e oggi in questo luogo, il Consiglio di Stato, dove si amministra la giustizia vengono aperte le porte a quel supplemento di misericordia di cui il nostro tempo ha bisogno. Oltre a chef stellati nei prossimi giorni nelle carceri entrerà una società civile che si attrezza per aggiungere sapore alla giustizia”. A parlare è Salvatore Martinez, presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo in occasione della presentazione della sesta edizione de “L’altra cucina… per un pranzo d’amore”, un’iniziativa che in vista del Natale raggiungerà 12 penitenziari italiani per un totale di 2.060 detenuti. “La giustizia da sola non basta, diventa insopportabile – ha proseguito Martinez –. Il Papa ci insegna che introdurre il concetto di misericordia non è depotenziare la giustizia ma correggerla, temperarla. È come quando c’è troppo freddo e cerchiamo ripaoro e calore. Ciò che in questi giorni stiamo preparando è un gesto di restituzione, significa restituire umanità e dignità a noi stessi ancor prima di farlo con chi è privato del bene grande della libertà. Ecco perché dietro questo evento ci sono maglie sfilacciate che vanno riannodate per dire che ancora oggi noi che siamo credenti ma prima di tutto cittadini, abbiamo il dovere di rimediare a troppi mali che il nostro tempo genera, bisogna chiedersi al di fuori delle sbarre quanta povertà, quanto errore, quanta incapacità di includere gli ultimi riescono a determinare una vita che sia piena e valga la pena vivere. Entrare una volta l’anno nelle carceri significa fotografare la situazione della nostra società”. Il presidente del Rinnovamento ha aggiunto: “Il male non dobbiamo trovarlo nella società ma nel cuore dell’uomo, è il cuore dell’uomo che si è ammalato. Un’altra parola di Gesù che possiamo vivere qui è ‘Beati gli operatori di giustizia’ non solo in questo luogo di amministrazione dello Stato ma lo siamo noi nella misura in cui sappiamo riscattare il male. Quello che partirà domani è un pranzo stellato e ci ricorda che una luce brilla e sorge per ogni uomo, il Natale ci dice che c’è salvezza per ogni uomo”. A conclusione, Martinez ha invitato la stampa e i presenti a cogliere la provvidenza che questi appuntamenti regalano per vedere “come la cultura del dialogo può vincere su quella dello scarto e dell’indifferenza. Dentro questo gesto si articolano tanti significati, innanzitutto ridirci la necessità di continuare a camminare insieme. Se i riflettori si accendono domani, ciò che è importante è che non si spengano i riflettori della nostra coscienza dinanzi a un mondo che reclama libertà. La libertà a cui facciamo riferimento è la liberazione dal male, e questo è un lavoro spirituale, comunitario e sociale di cui abbiamo bisogno. Se non sappiamo più distinguere il bene dal male renderemo le carceri ancora più affollate. Natale è questo, annunciare ai prigionieri la liberazione”.

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