Brasile: preoccupazione per uccisione di un altro indigeno Guajajara nel Maranhão. Padre Bossi, “siamo di fronte a ondata razzista”

“Sta succedendo qualcosa di molto preoccupante, mi pare che siamo di fronte a un’ondata razzista, con cinque indigeni uccisi in poco più di un mese”. Lo afferma padre Dario Bossi, provinciale dei comboniani in Brasile, dopo che venerdì scorso è stato trovato senza vita dopo essere stato ucciso in modo violento, un altro indigeno di etnia Guajajara, nello Stato brasiliano del Maranhão. Si tratta del quindicenne Erisvan Soares, originario del territorio indigeno di Arariboia, morto nella città di Amarante, dove si era recato insieme al padre, per rifornirsi di generi alimentari e di altri prodotti necessari per l’attività della sua famiglia. Anche se le motivazioni dell’uccisione non sono ancora state chiarite dalle autorità di Polizia e il Funai (l’Ente governativo competente per gli indigeni) ha finora escluso lo sfondo discriminatorio o l’aggravante razziata, il Cimi (Consiglio indigenista missionario), organo della Chiesa brasiliana, esprime forte preoccupazione per la catena di eventi, sia pure di diversa tipologia, che hanno colpito i Guajajara.
Gilderlan Rodrigues, referente del Cimi Maranhão, critica la presa di posizione del Funai perché “sembra chiamarsi fuori, come se l’agenzia non avesse nulla a che fare con esso. Invece, c’è una sequenza di violenza che affligge il popolo Guajajara e il Funai dovrebbe esaminarlo. Per Rodrigues, “l’atteggiamento della Polizia e del Funai nel voler anticipare l’esito delle indagini su un crimine così crudele equivale a “uccidere ancora una volta gli indigeni”.

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