Crisi economica e sociale: Torino, anche la diocesi alla fiaccolata per il lavoro. Ieri sera nel centro della città con 5mila persone

C’era anche la diocesi di Torino ieri sera alla fiaccolata per il lavoro indetta dalle organizzazioni sindacali per richiamare l’attenzione sul problema della crisi economica a Torino e in Piemonte. Alla marcia serale per le vie del centro città, hanno partecipato in circa 5mila persone. L’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, aveva dato l’adesione della diocesi indicando la partecipazione all’evento di Alessandro Svaluto Ferro, direttore dell’Ufficio Pastorale sociale e del lavoro. Nosiglia aveva invitato “tutte le comunità cristiane a partecipare quale segno di solidarietà e vicinanza alle tante persone e famiglie che rischiano di dover affrontare un futuro di grande e ingiusta difficoltà”. L’Arcivescovo quindi aveva aggiunto: “Il lavoro è uno dei primari diritti dell’uomo e oltre a garantire la sicurezza della propria vita ne sostiene la dignità, la speranza e l’espressività. Abbiamo bisogno di costruire nuovi cammini di speranza e futuro per il lavoro, per le persone e per la nostra comunità torinese”.
I lavoratori hanno sfilato dietro uno striscione in cui campeggiava un’immagine a colori di piazza Castello e la scritta in bianco e nero “Contro il declino Torino scende in piazza”. Le principali categorie hanno invece portato cartelloni e tabelloni per indicare le situazioni di crisi più gravi che, al passaggio del corteo, in cinque ‘fermate’, sono stati illuminati da un proiettore, posizionato sul furgone. Alla manifestazione hanno anche partecipato Chiara Appendino, sindaca di Torino, e Alberto Cirio, governatore del Piemonte (che ha assicurato 400 milioni per lo sviluppo).
“È una bella risposta della città, uno scatto d’orgoglio per riscoprire il senso d’appartenenza e ridare a Torino il ruolo di città europea che merita di avere. Questa manifestazione è un richiamo alle istituzioni, alle forze politiche e produttive perché insieme si può costruire un’idea sviluppo e dare prospettiva ai giovani e ai più fragili”, hanno spiegato i rappresentati di Cgil, Cisl e Uil.

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