Strage piazza Fontana: Mattarella, “il destino della nostra comunità non può essere preda dell’odio e della violenza”

Il presidente Mattarella con Carlo Arnoldi, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage di Piazza Fontana (Foto: Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

“Il destino della nostra comunità non può essere preda dell’odio e della violenza. Per nessuna ragione la vita di una sola persona può essere messa in gioco per un perverso disegno di carattere eversivo”. Lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento a Milano in occasione del 50° anniversario della strage di piazza Fontana.
Dopo aver ripercorso quanto provocò il terrorismo in Italia “nel vano tentativo di provocare, nella pubblica opinione, un riflesso disperato all’inseguimento di una sicurezza purchessia, disposto a barattare democrazia con ordine presunto e malinteso”, il Capo dello Stato, ha ribadito ancora una volta che “la democrazia si dimostrò, al contrario, forte. In grado di battere il terrorismo, con gli strumenti propri di uno Stato di diritto, senza rinunciare mai al rispetto dei diritti fondamentali della persona”. “Sono i valori della nostra Costituzione”, ha sottolineato Mattarella, secondo cui “il ricordo delle vittime di piazza Fontana sollecita ancor di più la Repubblica ad affermarne la permanente validità”.
“Ciascun popolo – ha osservato – porta, nel proprio intimo, le stimmate di una autobiografia fatta di eroismi, gioie, viltà, dolori, atti di coraggio e misfatti. Su di essi occorre saper fare, con rigore, verità e giustizia”.
Mattarella ha poi evidenziato come “nel momento in cui facciamo memoria delle vittime di piazza Fontana – e con loro, con commozione, di Giuseppe Pinelli, del commissario Luigi Calabresi, dei quali saluto i familiari presenti – sappiamo di dover chiamare le espressioni politiche e sociali del Paese, gli uomini di cultura, l’intera società civile, a un impegno comune: scongiurare che si possano rinnovare in Italia le fratture terribili in cui si inserirono criminalmente quei fatti”.

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