Infanzia: Uecoop, “stangata su famiglie con un balzo del 27% in soli tre anni della spesa per mandare i figli all’asilo”

“Una stangata sulle famiglie con un balzo del 27% in soli tre anni della spesa per mandare i figli all’asilo con una copertura del servizio che rimane ampiamente insufficiente e sotto la media europea”. È quanto emerge da un’analisi dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop) in occasione del report sull’offerta dei servizi all’infanzia diffuso oggi dall’Istat. “Con 3 bambini su 4 che non hanno il posto al nido – evidenzia Uecoop – si fa sempre più urgente un intervento a livello nazionale che migliori la dotazione sull’accoglienza integrando servizi pubblici e privati che disegnano un’Italia spezzata in due: da una parte le Regioni con una dotazione sopra la media europea del 33% come ad esempio la Valle d’Aosta, la provincia di Trento, l’Emilia Romagna, la Toscana e l’Umbria e altre che invece non raggiungono neppure il livello Ue come l’Abruzzo, il Molise, la Basilicata e la Campania che non copre neppure il 9% delle richieste potenziali”.
Per l’organizzazione, “l’asilo è ormai un servizio essenziale per la conciliazione tra vita familiare e lavoro, considerato che ogni anno fra gli oltre 49mila mamme e papà che lasciano il proprio posto di lavoro il 36% lo fa proprio per incompatibilità fra i propri impegni di professionali e le esigenze di cura dei figli, il 27% per l’assenza di parenti di supporto e il 9% l’elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato fra asilo nido e baby sitter e o per il mancato accoglimento dei figli al nido”. “In 7 casi su 10 – aggiunge Uecoop – sono le mamme a dire addio al lavoro, mentre il resto è rappresentato dai papà che però fanno registrare un trend in crescita costante e sono più che triplicati negli ultimi cinque anni”.
A fianco dei servizi tradizionali pubblici e privati che rappresentano l’80% dell’offerta, stanno crescendo offerte alternative – spiega Uecoop – come gli asili aziendali per i figli dei dipendenti con il 2% del totale o i mini nido con “tate” le cosiddette “tagesmutter” che seguono piccoli gruppi di bambini in grandi appartamenti attrezzati pari all’1% diffusi soprattutto nelle grandi città e a livello regionale in Trentino Alto Adige. “Tutti questi servizi – conclude l’organizzazione – sono spesso realizzati insieme a cooperative in grado di offrire personale già formato e locali adatti ma è urgente potenziare l’offerta per mettere il servizio sull’intero territorio nazionale al livello della media europea”.

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