Intelligenza artificiale in medicina: Scaramuccia (Ibm), “migliora presa in carico, cura e assistenza” ma sistema “sia trasparente e guidato dall’uomo”

“L’AI non è magia, è un’intelligenza verticale addestrata dall’uomo a lavorare in un determinato ambito”, spiega Daniela Scaramuccia, Health & Life Science Director di Imb, parlando all’evento AI4Docs in corso al Policlinico Gemelli di Roma e intitolato “Opportunità e rischi dell’intelligenza artificiale in medicina”. AI, capacità computazionale, robotica, stampa 3D e cloud: per l’esperta tutte queste tecnologie messe insieme “possono consentire di migliorare il modello di presa in carico, cura e assistenza che conosciamo oggi”. L’AI può accelerare la ricerca perché “con i supercomputer siamo in grado di simulare i comportamenti molecolari; comprendere e analizzare le immagini diagnostiche meglio dell’occhio umano, in particolare nel riconoscere le lesioni precancerose nel tumore mammario”. Ma per il suo utilizzo occorrono dei principi. Il primo è lo scopo: “Supportare l’uomo e aumentarne le potenzialità. L’uomo però deve conoscere bene la macchina e capirne il funzionamento per non esserne travolto”. Insomma, a “guidare le applicazioni dell’AI in sanità devono essere medici, infermieri e pazienti”. E ancora: i sistemi devono essere trasparenti. “Un anno fa – conclude Scaramuccia – l’Ue ha divulgato i propri principi in materia che devono essere condivisi da tutti gli operatori del sistema sanitario”.

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